Come rovinare un figlio in 10 mosse è il titolo del manuale scritto da Don Mazzi e ripubblicato da Famiglia Cristiana insieme ad altri manuali sull’educazione. Don Mazzi mi piace per la sua schiettezza, ma non sono sempre d’accordo con lui. Da oggi, per tre puntate, vi riporto la sintesi del suo pensiero e magari ne discutiamo insieme.
Ecco i primi quattro consigli per rovinare il proprio figlio:
1. Dare al bambino fin da piccolo tutto ciò che desidera. Così crescerà convinto che il mondo gli sia debitore di tutto il necessario per vivere.
2. Sorridere divertiti quando ripete le “parolacce” imparate. Così si convincerà di essere molto spiritoso e aumenterà la dose.
3. Non dargli alcuna educazione spirituale e religiosa, almeno finché non sia grande e possa quindi scegliere e decidere da sé. Con la stessa logica, non si dovrebbe insegnargli l’italiano: da grande preferirà parlare bantù.
4. Lodarlo in presenza di amici e conoscenti; così si convincerà di essere il più intelligente dei suoi coetanei.
I punti 3 e 4 sono quelli che mi mettono davvero in difficoltà. “Non si dovrebbe insegnargli l’italiano: da grande preferirà parlare bantù“: non credo si possa paragonare l’insegnamento della lingua italiana, che serve per comunicare, con quello della religione che invece fa parte di una ricerca di senso della vita e che può essere benissimo posticipata. Se poi la paura è che il bambino non venga su cattolico, allora è un’altra questione. Certo non voglio che mia figlia finisca in qualche setta, perciò riceverà un’educazione religiosa, ma non strettamente cattolica.
Circa il punto 4 invece: non credo che il problema siano le lodi. Credo lo siano quelle a sproposito o quelle che ti misurano con gli altri. Non è corretto far vivere i bambini in uno spirito di competizione costante e convincere nostro figlio che “buon risultato” equivale ad essere “più bravo o più bello” dei suoi coetanei.
Non solo perché non è così. Non solo perché c’è sempre qualcuno più bravo o più bello di noi e scoprirlo può essere un problema. Il fatto è che ogni volta che ci misuriamo con gli altri invece di conoscerli, perdiamo grandi opportunità di crescita personale, di equilibrio. Perdiamo la possibilità di conoscere noi stessi attraverso il confronto. La lode, di suo, non è sbagliata, se espressa correttamente. Ai bambini non può che far bene sapere che i loro genitori li amano, li stimano e li considerano in gamba. Voi cosa ne pensate?
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salinalibera
29 gen 2010 - 14:28 - #1Personalmente son concorde con te. Si può benissimo crescere un figlio spiritualmente e religiosamente, senza per forza rifarsi alla religione cattolica. Ci tengo a precisare che lo dico proprio da cattolica. La fede, secondo me, è qualcosa che sentiamo dentro e non che ci è stata inculcata a “forza”. Il punto 4 mi sembra mal spiegato, non trovo nulla di male nel lodare il bambino in presenza d’amici e parenti, diverso è portarlo ad esempio di bravura ai suoi coetanei, tipo fra fratelli: “guarda com’è bravo tuo fratello nel fare….mentre tu”.
skk_3dfx
29 gen 2010 - 14:40 - #2Salinalibera
La fede, secondo me, è qualcosa che sentiamo dentro e non che ci è stata inculcata a “forza”
Beh, credo che se invece di battezzarmi, portarmi in chiesa la domenica, avermi fatto frequentare il catechismo, con relative prima comunione e cresima, i miei genitori mi avessero fatto fare un altro percorso religioso, avrei “sentito dentro” un’altra religione…. non credi?
Come si fa a var crescere un figlio “religiosamente” senza seguire nessuna religione?
doretta65
29 gen 2010 - 14:51 - #3@skk…
educare al senso del religioso significa incoraggiare il bambino a porsi domande e a cercare risposte su quel “totalmente altro” di cui intuisce l’esistenza o di cui sente parlare.
La ricerca religiosa non coincide necessariamente con un credo. Io ad esempio, non mi sento più cattolica, ma non per questo ho abbandonato le domande che mi porto dietro da sempre: c’è qualcuno che ci ha creato? abbiamo un’anima? esiste qualcosa dopo la morte? questo gesù storico era anche davvero qualcosa in più di un uomo?
Non so se sono stata chiara…
salinalibera
29 gen 2010 - 18:50 - #4Premesso che Doretta ha già risposto egregiamente al quesito, credo che non bisogna confondere il senso spirituale e religioso col cattolicesimo. Conosco molte persone che, nonostante battesimo, catechismo e messe forzate, non sono ne’ cattolici ne’ religiosi ma puramente atei. Altrettanto, conosco persone cresciute da genitori atei che hanno invece abbracciato varie religioni, proprio perchè sentono il bisogno spirituale e di fede. Secondo me si può crescere un figlio spiritualmente senza bisogno d’esser per forza legati al cattolicesimo. Ad esempio per i miei figli ho fatto salti mortali affinchè andassero in scuole dove insegnano la storia delle religioni e non solo la religione cattolica, nonostante io sia comunque cattolica e loro siano stati battezzati, portati in chiesa e quant’altro, senza mai però forzare la loro volontà. Parlare, spiegare, stimolare e ragionare.
Babbbo
29 gen 2010 - 19:12 - #5ma nessuno è preoccupato per il punto 1 ? non io o mia moglie ma mio padre (nonno di mio figlio di 20 mesi) cerca di accontentare in tutto e per tutto il nipote anche se mi sono spolmonato a spiegargli che è diseducativo accontentare il bimbo in ogni cosa, lui se ne frega! Gli fa prendere anche cose pericolose tipo bicchieri e o cercato di metterlo in guardia sulla pericolosità di maeggiare le stoviglie ma non c’è niente da fare! secondo voi come posso fare a dissuaderlo dal viziarlo?
doretta65
29 gen 2010 - 20:03 - #6Allora: sui regali rassegnati. Nel senso che i nonni si divertono a fare con i nipoti quello che non potevano fare con noi genitori e va anche bene così: permettono ai bambini di fare una pausa nel rapporto educativo che hanno con noi.
Circa gli oggetti pericolosi, è un altro paio di maniche Ho lo stesso problema con mia suocera: coltelli, forchette, cacciavite. Lì l’unica cosa da fare è un discorso serio e cercare di non lasciare mai i bambini soli con il nonno “incriminato”.