Rubrica Parenting Blogs: intervista all' autrice di Extramamma



Prosegue la nostra rubrica dedicata ai parenting blogs, i blog e i siti dedicati alle mamme e all'educazione dei bimbi, quelle isole felici che per molte mamme cittadine soprattutto, rappresentano un caldo momento di solidarietà. Questa settimana parliamo con Extramamma. Giornalista da molti anni, mamma di due, in sei mesi ha scritto il libro Una mamma da Url, un'esperienza che l'ha molto divertita e che è stata ispirata dal complesso mondo delle mamme online.

Me la immagino sempre super impegnata a destreggiarsi tra le mille incombenze di ogni giorno, a parte l'invidiatissimo passaggio in beauty farm descritto in uno degli ultimi post! Spesso mi trovo a sorridere leggendo questo blog, che è pieno di aneddoti divertenti sull'arte della convivenza, ma in qualche modo mi trasmette anche un nonsochè di rassicurante, il fattore identificazione è sempre lì, pronto a fare capolino. Con linguaggio easy e disinvolto, Extramamma ci mostra il suo punto di vista sui compiti, le vacanze, la resistenza a tavola e le lotte per il lettone. Vediamo cosa ci ha raccontato in questa intervista che le abbiamo proposto nel cuore dell'estate, buona lettura e buon dievrtimento

1. Essere mamma nel 2010: come vedi il rapporto tra le mamme e internet?
Le mamme hanno preso d’assalto la rete che sembra essere un mezzo a loro molto congeniale. Possono sfogarsi, confrontarsi, condividere e farlo nei momenti a loro più consoni, quando alla sera mettono a letto i bambini o quando hanno anche solo un piccolo ritaglio di tempo per fare un post.
Poi su internet possono informarsi e e anche lavorare magari diventando imprenditrici di sé stesse e inventandosi quel mitico part time dai tempi flessibili e a misura di mamma che le aziende fanno così fatica a concedere.

2. Dove trovi il tempo per essere mamma, lavoratrice e anche blogger?
Ultimamente ho fatto troppe cose e infatti sono sempre di corsa e con l’affanno! Una ricetta per conciliare tutto non c’è e si rischia di schiattare!
Il blog doveva essere solo un divertimento ma è cresciuto e ha cominciato ad avere le sue “esigenze”, a volte se non scrivo mi sento anche un po’ in colpa. Poi c’è il mio lavoro da giornalista mi piace ma ha i suoi tempi che a volte sono molto stretti, poi c’è stato il libro (Una mamma da URL) che mi ha preso un sacco di tempo soprattutto con la promozione quindi negli ultimi sei mesi mi sento terribilmente in colpa con le mie figlie che ho un po’ trascurato. Hanno 13 e 10 anni perciò hanno già i loro interessi, ma comunque mi cercano e hanno bisogno di stare con me. Dire sempre: “Adesso non posso, dimmelo dopo” non va bene. E un giorno la pagherò.

3. Qual'è l'aneddoto più strano/divertente che ti è capitato con il tuo pubblico?
Di solito non ricevo commenti cattivi sul blog ma due anni fa ne ho avuto uno acidissimo, anonimo. Il post riguardava i giocattoli ingombranti e inutili che i parenti regalano ai bambini senza pensare se poi in casa c’è posto per piazzarli in qualche angolo.
Dal tono del commento e soprattutto dall’indirizzo web, in Colorado, ho capito che si trattava di mia cognata che abita proprio in America e con cui non vado per nulla d’accordo. Non ci stimiamo e fra noi c’è un gelido silenzio. Ma nel commento era veramente cattiva. Le ho risposto con “Caro anonimo...” con gentilezza fingendo di non averla riconosciuta. Poi però un paio di mie lettrici fedeli e ignare si sono scagliate contro di lei, criticandola soprattutto perché è troppo comodo criticare senza palesarsi!

4. Quali sono i tre blog migliori in Italia e perchè?
Questa è una domanda pericolosa che mi porterà guai se parlo delle altre “colleghe” mamme blogger!
Quindi driblo parlando di blog di altro genere: mi piace Spinoza.it perché è estremamente divertente senza aver la pretesa di essere intellettuale. Poi Donnepensanti.ning.com che è un social network e aggregatore di blog contro il modello femminile imposto ora dai media.Contro il velinismo e l’immagine svilente della donna nella pubblicità.
Poi sulla maternità mi piace il blog Mammamia che è all’interno del Corriere della Sera on-line ed è scritto da una mamma americana che vive in Italia ed è interessante vedere come una donna straniera si scontri con gli stereotipi genitoriali radicati nella nostra cultura.

5. Cosa significa essere buoni genitori? O meglio: quando un uomo è un buon papà e quando una donna è una buona mamma?
Per essere buoni genitori bisogna bandire un po’ di egoismo, dedicare le proprie risorse ai figli e a volte è dura. Un buon papà è un uomo che si sente coinvolto nel proprio ruolo a prescindere dalle richieste d’aiuto della moglie. Un uomo che passa del tempo e dedica attenzione ai propri figli anche a fare delle cose che magari non sono così vicine ai suoi gusti, e non sente questo come un triste dovere. Poi sia nel caso degli uomini che delle donne per me è fondamentale essere sinceri e coerenti sia nei comportamenti che nelle conversazioni con i propri figli. Una buona mamma deve pensare che un figlio non è una sua appendice, ma un essere autonomo che va capito e rispettato, da qui poi si snodano una serie di comportamenti che l’aiutano a comportarsi al meglio, ad avere pazienza e a esprimere amore.

6. Secondo te, alla luce delle ultime tendenze sociali, esiste la figura del mammo?
Ne conosco due di mammi: uno inglese che ha cresciuto un ragazzo e una ragazza mentre la mamma era/è un’imprenditrice e lavorava molto. E ha fatto un ottimo lavoro. Meno bene ne conosco un altro, un giornalista free lance a Milano e mi sembra che anche lui se la cavi bene. E’ una figura ancora piuttosto rara, anche perché la cultura maschile dominante non aiuta all’espandersi di questo fenomeno, ma gli uomini ci stanno provando e possono fare un ottimo lavoro. Penso che comunque non si tratti solo di sostituire la madre nella presenza e nell’accudimento ma anche di conservare delle caratteristiche maschili che danno “spessore” al ruolo.

7. Quali sono i consigli fondamentali che ti senti di proporre a una neomamma?
Non farsi abbindolare dalle idee preconcette sulla maternità, confrontarsi con le altre donne nella stessa situazione e non prendersi mai troppo sul serio. Una buona dose di ironia salva dal senso di inadeguatezza. Avere il coraggio di seguire il proprio istinto e godersi questa grande avventura in modo assolutamente personale senza ascoltare troppo i consigli non richiesti.

8. Parliamo di tempo di qualità: quanto dovrebbe essere nel quotidiano? E tu in che modo lo vivi?
Non so quantificare, potrebbe anche essere poco ma intenso e partecipato. Mi spiego: se una madre sta con il proprio bambino tutto il giorno ma è frustrata chiaramente non può dare molto perché non è serena. Invece passare anche solo un’ora a giocare, ridere, scherzare o fare qualche altra attività insieme è molto più costruttivo. Quando le bambine erano piccole i pomeriggi a giocare sul tappeto con i cubetti non passavano mai, ora è molto più divertente stare con loro perché facciamo cose come andare al cinema, leggere, cucinare o anche solo chiacchierare.

9. Che cosa ti aspetti da un figlio?
Non bisognerebbe aspettarsi nulla, ma dare solamente per farlo crescere felice. Questa è la teoria, in pratica sogno che le mie figlie pensino che la loro madre non sia un’idiota. La mia più grande è già piena di amici che “odiano” i genitori e quindi so che non è facile uscire indenni dal loro giudizio. Però i bambini sono spugne quello che si investe su di loro torna indietro. Un adolescente non diventa un mostro dall’oggi al domani ma è il frutto di quello che si è seminato.

10. Quali sono gli stereotipi più comuni sulla maternità? E che cosa ci si aspetta, secondo te, da una mamma oggi?
C’è ansia da prestazione anche nella maternità: mammine in forma e figli perfetti. Non succede sempre così nella realtà e perciò le cose si complicano. Poi l’indotto della maternità è il business dei prodotti assolutamente utili da comprare. Forse bisognerebbe lasciare più naturalezza a questa avventura.
Da una mamma ci si aspetta che scodelli il neonato (così incrementa la natalità un po’ bassa del nostro Paese) e poi torni come prima pimpante e piena di voglia di fare shopping per il bebè. Peccato che nella realtà la vita sia diversa: servono più servizi e aiuti alle madri e meno esempi da Mulino bianco.

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