La timidezza nei bambini non è una malattia

Mia figlia è timida e mi riconosco in molte mamme che frequentano la rete, con una differenza fondamentale: non credo che mia figlia sia antipatica, credo che invece lo siano gli altri quando le fanno pressione o quando rimproverano noi genitori di non averla saputa educare. La timidezza non è una malattia, per quanto alcune ricerche, come al solito, cerchino di dimostrare una componente genetica di alcune caratteristiche umane.

Certo, una timidezza patologica è problematica e indice di qualcosa che non va nell'emotività del bambino. Alcuni studi vedono una forte correlazione tra una timidezza iniziale e la successiva manifestazione di fobie sociali e attacchi di panico, ma, per esempio, io non sono affatto timida eppure combatto con gli attacchi di panico da un bel po', mentre mio marito che è timido non ne ha mai sofferto.

Tuttavia non dimentichiamo che oggi, che viviamo in un'epoca di intense relazioni sociali e virtuali, in cui emergere sempre e a tutti costi sembra un obiettivo fondamentale, si corre il rischio di dare una valutazione negativa di atteggiamenti, quali la timidezza e la riservatezza, che sono e restano semplicemente umani.

Da sempre, nella società, nella famiglia, nei gruppi di amici ci sono i chiacchieroni, i taciturni, quelli che ti toccano sempre, quelli che guai a toccarli. Siamo tutti diversi. Stranamente la maggior conoscenza del mondo che possediamo non ci allarga la mente, ma ci illude che tutto è quantificabile e controllabile. Negli Stati Uniti sfornano ricerche a getto continuo che cercano di dimostrare l'origine genetica di qualsiasi comportamento e in linea opposta fioriscono gruppi di auto aiuto o di formazione per poter cambiare il proprio o l'altrui carattere.

Noi genitori abbiamo l'obbligo di osservare e rispettare i nostri figli. Mia figlia al nord è normale, al sud no, perché timida. Viceversa qui viene considerata chiacchierona e giù una che parla come tutti gli altri. Se le caratteristiche del nostro bambino non gli impediscono una vita normale, lasciamolo crescere tranquillamente: troverà da solo la strada per arricchire e a volte modificare il proprio carattere. Attenzione: una vita normale non comprende la voglia di primeggiare, la voglia di partecipare ai programmi della De Filippi o di diventare opinionista su Rai Due né quella di gestire scuola e altre cinquecento attività.

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