Mia figlia ha avuto sempre sonni molto agitati. Sin dall’inizio la pediatra ci raccomandò di trovare un oggetto che le desse sicurezza: poteva essere un ciuccio, ma non l’ha mai voluto, o anche un piccolo orsetto da tenere nelle sue piccole mani, magari un pezzo di stoffa da tenere vicino al corpo della mamma prima di darglielo, in modo che ne riconoscesse l’odore. Purtroppo tutti questi metodi, che hanno funzionato ora uno ora l’altro, per tutte le mie amiche non hanno ancora funzionato con la mia piccola, che si avvia a compiere i tre anni.
Avere un oggetto cui affezionarsi è molto importante per i bambini e se questo accade è importante dare a quell’orsetto o tigrotto o copertina (come quella di Linus) la stessa importanza che gli danno loro. Infatti quel semplice peluche non è altro che un piccolo ponte tra il bambino e il mondo. Gli psicologi lo chiamano “oggetto transizionale” perché, appunto, prelude ad una transizione: il bambino passa dal percepirsi come un tutt’uno con la mamma, a capire che lui è un essere a parte, staccato da lei e che fuori c’è anche tutto un mondo, che è altro da sé, e che va esplorato. A volte, però, questa autonomia fa un po’ paura e così è meglio fare prima delle prove: ecco, questo orsetto è meno pauroso di un mondo intero.
E’ importante che noi genitori comprendiamo a fondo l’importanza di questo passaggio. Non importa quello che dicono gli altri. Non dobbiamo temere che questo rallenti la sua crescita nè forzare le tappe e tentare di eliminare questi oggetti dalla sua vita. Se invece il bambino non manifesta alcun attaccamento a ciucci o orsetti né sembra mostrare ansia di separazione dalla mamma, allora forse è possibile chiedersi se non debba in qualche modo essere aiutato ad affrontare il suo naturale periodo di frustrazione dei suoi bisogni. Ad ogni modo, prima di pensare che vostro figlio è da mandare in terapia pensate che tutti, ma proprio tutti i bambini hanno affrontato questo naturale passaggio. Per sdrammatizzare, seguiamo, come al solito, il buon senso che ci impedirà di esagerare!
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La faccenda è molto più semplice di quello che si creda: i bambini devono sempre avere il seggiolino/adattatore, e, questo lo aggiungo io, tali seggiolini devono venire agganciati al sedile dell’auto, se lo scrivo, credetemi, è perché ho visto seggiolini adagiati sul sedile posteriore senza alcun fermo.
Questo vale dai primi mesi di vita fino al raggiungimento dei 36 Kg di peso, lo dice la legge, articolo 172 del codice della strada modificato dal decreto legislativo n.150 del 13 aprile 2006, e lo ribadisce il buon senso, i sistemi di sicurezza per i bambini possono, da soli, ridurre del 70% il rischio di conseguenze gravi in caso di incidenti.
La motivazione che ha dato vita alla legge è alla portata di tutti, i sistemi di sicurezza in dotazione dell’auto, ovvero le cinture di sicurezza, non servono per persone di statura inferiore a 1.50, non solo, fino ai 9 chili di peso, il bimbo deve venire trasportato in senso contrario di marcia dell’auto, soprattutto se posizionato sul sedile anteriore.
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La televisione fa male? Ci sono famiglie che l’hanno bandita dalle loro vite e che impediscono anche ai loro figli di vederla. Altre si organizzano per imparare ad usare correttamente il mezzo televisivo e promuovere trasmissioni di qualità. Nei programmi c’è ormai molta violenza fisica e psicologica; in altri la qualità è pressoché inesistente e in ogni caso l’effetto ipnotico che producono nei piccoli è abbastanza impressionante.
Personalmente, da quando guardo meno tv sto meglio. Tuttavia sono un’appassionata della tv di qualità che la Rai, specialmente per i bambini, continua a proporre e di cui parlerò nei prossimi post. Il palinsesto offre molto: documentari, trasmissioni per i piccoli e per gli adolescenti e poi siti internet per approfondire o interagire con i personaggi cui i nostri bambini si affezionano. Inoltre, registrando le puntate nei giorni in cui non ci siamo, possiamo fare a meno della spesa per il satellitare e saltare a piè pari i tanto deleteri spazi pubblicitari.
L’importante è non lasciare mai i piccoli da soli davanti allo schermo. Per evitare l’effetto ipnosi, possiamo commentare con loro, cercare di capire se qualcosa li turba in quel momento o rilassarci e divertirci anche noi, perché no. Io, ad esempio, talvolta stiro, mentre la mia piccola guarda i cartoni: mi porto avanti con il lavoro, ma commento con lei i vari episodi, cantiamo insieme, qualche volta ci scappa un valzer. La tv baby sitter la uso per correre in bagno o se si sta bruciando la cena (va bene, lo ammetto, anche nei momenti di disperazione).
Foto | Flickr
Per fortuna conosco molti giovani papà che, coraggiosi e determinati, si avventurano nel regno di pannolini e sederini non proprio profumati. Ma spesso lo fanno eroicamente sì, ma senza alcuna cognizione di causa e con risultati che sfiorano la comicità più esilarante.
Nel video che vi proponiamo ecco una carrellata di paparini in assetto da guerra per cambiare il pannolino al pargolo puzzolente, e i vari effetti collaterali dell’impresa. Ridiamoci su.
Il Consiglio etico del commercio contro il sessismo nella pubblicità svedese ha dichiarato guerra alla pubblicità: basta con gli spot che ritraggono bambine in camerette rosa che giocano con principesse delle fate e orsacchiotti mentre i bambini maschi giocano in camerette azzurre con macchinine, soldatini e camion dei pompieri.
Dopo aver attaccato la Ryanair e il suo manifesto che ritraeva una ragazzina in minigonna, adesso è il turno della Lego, colosso delle costruzioni, colpevole di aver scelto per il proprio catalogo proprio le immagini in rosa e azzurro che vi descriviamo poche righe più sopra.
La colpa di cui viene accusata la pubblicità in questione è quella di aver “rafforzato gli stereotipi sessisti” superati o da superare. Il principio invocato è quello secondo cui anche un bambino potrebbe desiderare di giocare con le bambole, tanto quanto una bambina può preferire macchinine e autoscontri. Saremmo curiosi di conoscere l’opinione dei genitori svedesi… ma non solo.
Via | Corriere.it
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Il tema della procreazione assistita è tra i più delicati che orbitano intorno al mondo della maternità, ma che si scelga di discostarsene o si accolga come una soluzione percorribile, è tuttora oggetto di studi medici che, di recente, hanno dimostrato come i bambini nati tramite procreazione medicalmente assistita ottengano a scuola risultati mediamente superiori rispetto ai bambini nati da gravidanze naturali.
Lo studio è stato condotto dal Centro di procreazione assistita francese durante alcune ricerche per l’ospedale Saint Vincent de Paul a Parigi. Ma le motivazioni della miglior riuscita scolastica non hanno assolutamente nulla a che vedere con cause fisiche.
Pare invece che i bambini nati a seguito di procreazione assistita, fortemente desiderati, siano semplicemente più seguiti dai genitori, con importanti ricadute psicologiche sul bambino. I risultati, infatti, sono simili a quelli di bambini nati da gravidanze naturali che vivono in ambienti molto confortevoli e sono costantemente seguiti dai genitori.
Via | BabyItalia.it
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