Ero sul divano con mia figlia, per la prima volta vedeva il cartone animato di Biancaneve e i sette nani.

Sento la canzone iniziale e già mi sento sciogliere il cuore: che ricordi, che emozione stare vicina a lei mentre guarda tutta seria Biancaneve che corre nel bosco, di notte.

Poi, Biancaneve entra nella casa dei nani: è un macello, ma quale uomo lasciato a se stesso farebbe di meglio? Figuriamoci sette! Ma, all’improvviso, ho cominciato a chiedermi: diamine, i sette nani commerciavano in diamanti (mica se li mangiavano) perché allora non avevano una donna di servizio?

Biancaneve, però, si vede già che è una donna delle pulizie con aspirazioni regnanti: delega i lavori più antipatici ai suoi amici animaletti (lavare i piatti, togliere le ragnatele) e lei rimane lì a spazzare con noncuranza e a lanciare in giro lo straccio della polvere (non mi direte che sta spolverando, eh).

Ma dai su, un po’ di romanticismo. Oh, ecco: il principe bacia Biancaneve, che tutti credono morta, lei si sveglia e si avviano insieme verso un luminoso orizzonte ed un magnifico castello.

Però, intanto se fossi un nano mi arrabbierei non poco: ti abbiamo accolta come una donna di servizio, ti abbiamo ceduto i letti, abbiamo fatto fuori la strega cattiva, ti abbiamo vegliato e tu te ne vai col primo che capita?

D’altronde anche a Biancaneve non è andata benissimo: va col principe azzurro che nel giro di un anno diventerà il principe azzurro con dieci chili in più e poca voglia di fare regali alla moglie; la quale, poi, si dovrà occupare anche di tutto quel po’ po’ di castello e starsene sola mentre lui vaga nel reame per lavoro.

Eh, ma alla fine il principe l’ha pagato tutto questo attaccamento al lavoro: lo sanno tutti che Biancaneve, alla fine, è scappata col cacciatore.

Foto | Flickr

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