Quelli che vedete in foto non sono abiti da bambino, ma abiti per cani. Stavo rileggendo Vanity Fair della scorsa settimana e ho scoperto che avevo saltato l’intervista a Eva Cavalli, moglie di Roberto Cavalli, che presentava la collezione Roberto Cavalli pets: cappottini, borse, gonne, guinzagli maculati (aurgh).

Ciò che mi ha più sconcertata sono a state le seguenti frasi pronunciate dalla signora Cavalli (cito testualmente):
Vestire questi nuovi bambini è un atto d’amore. E loro lo percepiscono e ricambiano. Senza contare che la vanità non è solo un sentimento umano. Oggi per tanta gente il cane di casa è quasi un figlio: negli Stati Uniti ho visto signore che li portavano a passeggio in carrozzina.

Nuovi bambini? Cani in carrozzina? Qui non si tratta più del solito errore commesso da chi ha degli animali, ma li tratta come persone o meglio non solo. Insomma, questo famoso istinto materno, che per molti è una costruzione culturale, possibile che sia così potente da trasferirsi, se inappagato, dai bambini agli animali?

Cosa porta una donna a mettere un cane in una carrozzina? Mi viene in mente che a volte, per quanto sembriamo una civiltà evoluta, siamo costrette in una mentalità che ci vuole realizzate solo come madri. Come se valessimo solo nella misura in cui siamo in grado di esprimere certi sentimenti.

Avete notato che qualsiasi valletta o showgirl o modella o attrice rilascia interviste in cui dice che alla fine la cosa più importante sono i figli? Ammetto che a volte mi sento confusa anche io. Io per esempio non volevo figli, la Ben è arrivata di suo. Quando dico che sono ancora dello stesso parere e una vita come figli aveva per me lo stesso livello qualitativo, mi squadrano come se fossi crudele e senza cuore. Ma questo l’ho detto più volte e non vorrei ripetermi.

Continuo solo a chiedermi: riusciremo mai a vivere la maternità come una libera scelta? Riusciremo mai a vedere donne come la Montalcini e Margherita Hack come donne pienamente realizzate e non donne cui manca qualcosa? Forse, quando rinunciamo a pensarci come esseri umani, smettiamo anche di avere nuovi interessi, smettiamo di credere che possiamo realizzarci in tante attività e così va a finire che per metterci in pace con noi stessi travestiamo un povero cane da bambino.

Aneddoto: al matrimonio di un mio amico c’era una barboncina, portata in una di queste borse firmate che vanno di moda. La Ben voleva accarezzarla, ma la sua giovane padrona ci ha detto meglio di no, morde. Allontanandoci mio marito ha commentato: certo che morde, anche io sarei incavolato se un’esaurita mi avesse costretto ad indossare una gonna di tulle bianco!

Via | Vanity Fair
Foto | Flickr

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