Facebook ormai è un fenomeno mediatico studiato e commentato da tutti. Il fatto che si frequentato da milioni di persone lo rende un mercato più che appetibile e così fioccano pubblicità di ogni tipo.

Stamattina, mentre controllavo la mia pagina, vedo muoversi un box alla mia destra: era la pubblicità di una clinica spagnola per la fertilità. Non inserisco il link perché non so quanto sia affidabile, però posso dire che mi è bastata una ricerca in rete per scoprire che molte mamme, nei vari forum, si scambiano indirizzi e collegamenti del genere.

Non entro nel merito della questione, ma solo della mia reazione al problema. Mentre visitavo la pagina web di questo centro ho trovato una pagina che spiegava i perché della fecondazione eterologa ovvero con donazioni di spermatozoi od ovuli da parte di donatori anonimi. Ebbene, devo ammettere di non aver mai pensato che tecniche del genere possono venire incontro a coppie in cui uno dei due è sieropositivo.

Mi è sempre riuscito difficile immedesimarmi in chi pur di avere un figlio accetta la fecondazione eterologa. Forse perché, col carattere che ho, se fosse capitato a me so per certo che avrei passato il resto della vita a guardare tra la folla per cercare una eventuale somiglianza tra mio figlio e un perfetto estraneo. Ma leggendo il box pubblicitario sono stata, come dire, sbalzata fuori dal mondo della mia immaginazione per entrare in quello delle difficoltà altrui.

Ho anche scoperto, ma ripeto, sono dati che hanno bisogno di verifica non essendo io una esperta in materia, che esistono degli speciali processi che consentono di “lavare” gli eventuali spermatozoi di un uomo sieropositivo e consentire così una fecondazione artificiale omologa e sicura.

Insomma, mi rendo conto, ancora una volta, che di fronte a temi così scottanti non bisogna mai temere di informarsi e conoscere il problema prima di esprimere il proprio parere o di emettere sentenze definitive che giocano con la pelle altrui.

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