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Cronaca

Le fiabe sulla Pasqua da raccontare ai bambini

Le fiabe da raccontare e per divertire i bambini in occasione della Pasqua.

I bambini nel periodo di Pasqua trascorrono parecchi giorni a casa lontano dalla scuola. E’ un’occasione per raccogliere la famiglia attorno ad un tavolo per parlare, giocare o raccontare delle fiabe a tema. Oggi vi segnalo qualche idea da sfruttare anche prima di andare a letto o un pomeriggio di relax assieme a mamma e papà, o con i nonni.

Foto | Darren W @flickr

Come il coniglio perse la coda

[img src=”https://media.bebeblog.it/0/0db/fiabe-pasqua-coniglio.png” alt=”fiabe-pasqua-coniglio” height=”412″ title=”fiabe-pasqua-coniglio” class=”alignleft size-full wp-image-108849″]

    Come il coniglio perse la sua lunga coda, per colpa di una gatta.
    Un tempo, secoli e secoli fa, il coniglio aveva una lunga coda, e la gatta non ce l’aveva. La gatta guardava con invidia alla coda del coniglio: era esattamente il tipo di coda che desiderava avere.
    Il coniglio è sempre stato un animale spensierato e un po’ sbadato. Un giorno andò a dormire con la sua bella coda lunga a penzoloni. Arrivò Miss Micia portando un coltello affilato, e con un colpo solo tagliò la coda a Mister Coniglio. Miss Micia fu molto svelta: prima che Mister Coniglio si accorgesse di quanto stava succedendo, lei aveva già la coda cucita addosso.
    “Non pensi che stia molto meglio su di me?” chiese Miss Micia.
    “Sicuramente ti dona molto”, rispose il coniglio generoso e altruista. “Era un po’ troppo lunga per me comunque e ti dirò quello che farò. Ti lascerò tenerla se mi darai in cambio quel coltello affilato”.
    La gatta diede il coltello a Mister Coniglio che se ne andò nel bosco. “Ho perso la mia coda, ma ho guadagnato un coltello», pensava il coniglio, “e avrò presto una nuova coda o qualcos’altro di altrettanto buono.”
    Mister Coniglio saltellò per la foresta per lungo tempo e alla fine arrivò a un vecchietto che era intento a costruire canestri. Stava facendo le ceste dai giunchi, strappandoli con i denti. Alzò lo sguardo e vide Mister Coniglio con il coltello in bocca.
    “Oh, per favore, signor Coniglio,” disse, “sarebbe così gentile da prestarmi quel coltello affilato? E’ un lavoro molto duro mordere i giunchi con i miei denti”.
    Mister Coniglio gli prestò il coltello. Il vecchietto cominciò a tagliare i giunchi, quando di colpo si spezzò il coltello!
    “Oh no, oh no!” esclamò Mister Coniglio. “Cosa farò! Hai rotto il mio bel coltello nuovo.”
    Il vecchietto si disse molto dispiaciuto e che non aveva intenzione di farlo.
    Allora Mister Coniglio disse: “Un coltello rotto non serve a me, ma forse lo puoi usare tu, anche se si è rotto. Ti dirò quello che farò. Ti lascerò tenere il coltello se mi darai in cambio uno dei tuoi cestini”.
    Il vecchietto diede un canestro a Mister Coniglio che se ne andò nel bosco. “Ho perso la mia coda, ma ho guadagnato un coltello. Ho perso il mio coltello, ma ho guadagnato un cesto”, pensava il coniglio, “e avrò presto una nuova coda o qualcos’altro di altrettanto buono.”
    Mister Coniglio saltellò per la foresta per lungo tempo e alla fine arrivò a una radura. Qui c’era una vecchia indaffarata nella raccolta della lattuga. Quando la raccoglieva la metteva nel suo grembiule. Alzò lo sguardo e vide Mr. Rabbit con la sua cesta.
    “Oh, per favore, Mister Coniglio”, disse, “sarebbe così gentile da prestarmi quel bel cestino?”
    Mister Coniglio le prestò il canestro. La vecchietta iniziò a metterci la sua lattuga quando si ruppe il fondo del cestello.
    “Oh no, oh no!” esclamò Mister Coniglio. “Cosa farò! Hai rotto il fondo del mio bel cestino nuovo”.
    La vecchia disse che era molto dispiaciuta e che non aveva intenzione di farlo.
    Allora Mister Coniglio disse: ”Ti dirò quello che farò. Ti lascerò tenere il cestino rotto se mi darai in cambio un po’ della tua lattuga”.
    La vecchietta diede un po’ di lattuga a Mister Coniglio che se ne andò nel bosco. “Ho perso la mia coda, ma ho guadagnato un coltello. Ho perso il mio coltello, ma ho guadagnato un cesto. Ho perso il mio cesto ma ho guadagnato un po’ di lattuga”, pensava il coniglio, “e avrò presto una nuova coda o qualcos’altro di altrettanto buono.”
    Il coniglio iniziava ad avere fame e come profumava di buono la lattuga! Le diede un morso. Era proprio la cosa migliore che avesse mai assaggiato in vita sua. “Non mi importa se ho perso la mia coda”, pensò, “ho trovato qualcosa che mi piace molto molto di più”.
    Da quel giorno nessun coniglio ha avuto più la coda. Da quel giorno non c’è mai stato un coniglio a cui importasse non avere la coda. E da quel giorno non c’è mai stato un coniglio a cui non piacesse la lattuga.

Via | Raccontidifata
Foto | star guitar @flickr

Le uova di Pasqua

[img src=”https://media.bebeblog.it/9/9b3/fiabe-pasqua-uova-colorate.png” alt=”fiabe-pasqua-uova-colorate” height=”454″ title=”fiabe-pasqua-uova-colorate” class=”alignleft size-full wp-image-108843″]

    Tanto tempo fa in una fattoria c’era una gallina di nome Lina: il suo aspetto era molto strano perchè era di color azzurro.
    Un giorno la gallina si accorse di essere incinta e siccome si sentiva diversa dalle altre galline, per non far nascere i suoi piccoli colorati prese un secchio e si dipinse come tutte le altre. Il giorno dopo fece le uova, ma erano di tutti i colori ed erano tantissime da covare “Come farò a covare ottanta uova? ” Si chiese Lina.
    Dopo le venne un’idea: “Chiederò a tutte le galline del pollaio”. E così fece. Tutte insieme riuscirono a covare le uova e dopo qualche giorno una delle galline disse: : “Lina ho sentito un crack provenire da questo uovo”. La gallina Lina andò a vedere, ma l’ uovo era tutto chiuso.
    Dopo un po’ un’altra gallina disse le stesse cose della gallina precedente, ma anche lì l’uovo era intatto. Poi Lina vide poco più lontano due pulcini colorati come le uova da cui si era sentito il crack, vi guardò dentro e vi trovò un giochino. ” Idea! ” Esclamò Lina “…domani è Pasqua regalerò, a tutti i bambini un uovo.
    Da quel giorno la mattina di Pasqua i bambini, di fianco al loro letto, trovano un uovo colorato, al gusto di cioccolato con dentro una sorpresa.

Via | Tiraccontounafiaba
Foto | Ligoweath @flickr

Il pulcino cosmico

[img src=”https://media.bebeblog.it/c/c29/fiabe-pasqua-pulcino.png” alt=”fiabe-pasqua-pulcino” height=”432″ title=”fiabe-pasqua-pulcino” class=”alignleft size-full wp-image-108851″]
di Gianni Rodari

    L’anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall’uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un’antenna della televisione sul berretto.
    Il professore, la signora Luisa e i bambini fecero tutti insieme: Oh, e dopo questo oh non trovarono più parole. Il pulcino si guardava intorno con aria malcontenta.
    – Come siete indietro su questo pianeta, – osservò, – qui è appena Pasqua; da noi, su Marte Ottavo, è già mercoledì. – Di questo mese? – domandò il professor Tibolla.
    – Ci mancherebbe! Mercoledì del mese venturo. Ma con gli anni siamo avanti di venticinque.
    Il pulcino cosmico fece quattro passi in su e in giù per sgranchirsi le gambe, e borbottava:
    – Che seccatura! Che brutta seccatura.
    – Cos’è che la preoccupa? – domandò la signora Luisa.
    – Avete rotto l’uovo volante e io non potrò tornare su Marte Ottavo.
    – Ma noi l’uovo l’abbiamo comprato in pasticceria.- Voi non sapete niente. Questo uovo, in realtà, è una nave spaziale,
    travestita da uovo di Pasqua,e io sono il suo comandante, travestito da pulcino.
    – E l’equipaggio?- Sono io anche l’equipaggio. Ma ora sarò degradato. Mi faranno per lo meno colonnello.
    – Be’, colonnello è più che capitano.- Da voi, perché avete i gradi alla rovescia.
    Da noi il grado più alto è cittadino semplice. Ma lasciamo perdere. La mia missione è fallita.
    – Potremmo dirle che ci dispiace, ma non sappiamo di che missione si trattava.
    – Ah, non lo so nemmeno io. Io dovevo soltanto aspettare in quella vetrina fin che il nostro agente segreto
    si fosse fatto vivo.
    – Interessante, – disse il professore, – avete anche degli agenti segreti sulla Terra.
    E se andassimo a raccontarlo alla polizia?- Ma sì, andate in giro a parlare di un pulcino cosmico,
    e vi farete ridere dietro.- Giusto anche questo. Allora, giacché siamo tra noi, ci dica qualcosa
    di più su quegli agenti segreti.- Essi sono incaricati di individuare i terrestri che sbarcheranno
    su Marte Ottavo tra venticinque anni.- E’ piuttosto buffo. Noi, per adesso, non sappiamo nemmeno
    dove si trovi Marte Ottavo.- Lei dimentica, caro professore, che. lassù siamo avanti col tempo di
    venticinque anni. Per esempio sappiamo già che il capitano dell’astronave terrestre che giungerà su
    Marte Ottavo si chiamerà Gino.- Toh, – disse il figlio maggiore del professor Tibolla, – proprio come me.
    – Pura coincidenza, – sentenziò il cosmopulcino. – Si chiamerà Gino e avrà trentatre anni.
    Dunque, in questo momento, sulla Terra, ha esattamente otto anni.
    – Guarda guarda, – disse Gino, – proprio la mia età.
    – Non mi interrompere continuamente, – esclamò con severità il comandante dell’uovo spaziale:
    – Come stavo spiegandovi, noi dobbiamo trovare questo Gino e gli altri membri dell’equipaggio futuro,
    per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.
    – Cosa, cosa? – fece il professore. – Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?
    – Mica tanto. Primo, non li abituate all’idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate
    loro che sono cittadini dell’universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra,
    non esiste; quarto…- Scusi comandante, – lo interruppe la signora Luisa, – come si chiama
    di cognome quel vostro Gino?- Prego, vostro, non nostro. Si chiama Tibolla. Gino Tibolla.
    – Ma sono io! – saltò su il figlio del professore. Urrà,
    – Urrà che cosa? – esclamò la signora Luisa. – Non crederai che tuo padre e io ti permetteremo…
    – Ma il pulcino cosmico era già volato in braccio a Gino.
    – Urrà! Missione compiuta! Tra venticinque anni potrò tornare a casa anch’io.
    – E l’uovo? -domandò con un sospiro la sorellina di Gino.
    – Ma lo mangiamo subito, naturalmente. E così fu fatto.
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Foto | Karen Roe @flickr

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