Il parto di una blogger di Bebeblog

Emma Oggi Emma compie un mese. Esattamente 30 giorni fa è nata la mia piccola e dopo essermi risvegliata dal periodo post parto eccomi qui, dal blogger di Bebeblog, a condividere l’esperienza della sua nascita con voi! Un momento che vale la pena vivere con i suoi dolori, le sue felicità, le sue emozioni, le sue ansie. Un evento quasi mistico, lo definirei, perché in un lasso ristretto di tempo si concentrano le sensazioni più dolorose ma anche più belle che una donna possa provare! Si raggiunge il massimo della sofferenza e il massimo della felicità!

E’ sabato 21 febbraio e sono a cena con mia sorella e compagnia. Emma, come tutte le sere, si muove tanto e i suoi giochetti cominciano a farmi male. Quella sera, però, i “doloretti” sono un po’ più forti ma visto che la bambina sembra essere superindaffarata non ci faccio caso più di tanto. Dopo un bella scorpacciata me ne vado a letto e i dolori continuano. Frequenti, veloci, sempre più forti. Ma non penso alle doglie perché sono dolori leggeri che vanno e vengono ogni 5 minuti: “Le doglie all’inizio sono ogni 30-20 minuti…mica sarò in travaglio!”…penso ignara!

Alle 5 del mattino i dolori sono diventati più intensi ma sono soprattutto i reni a farmi male. Dubbiosa, sveglio mio marito e penso che forse una controllata all’ospedale è il caso di farsela dare. Meno male! Perché arrivata al San Giovanni di Roma mi parlano di ben 4 cm di dilatazione e della possibilità di partorire entro 3 ore! Fresca come una rosa ne vado a parlare con mio marito e non ci sembra vero che sia arrivato il momento.

Nonostante avessi fatto la visita anestesiologica le ostetriche mi convincono a non fare l’epidurale. “Ormai manca poco…e poi sei così rilassata! Non ti conviene farla”, mi suggeriscono alle 6.30 del mattino. Troppo ottimista seguo il loro consiglio, non sapendo che la realtà sarebbe stata ben diversa visto che le tre ore si trasformano in una giornata lunga ed estenuante che si conclude solo alle 17.38!

Inizia così il mio soggiorno in sala parto! La dilatazione man mano aumenta, le contrazioni pure. Fortunatamente applico la respirazione che mi hanno insegnato al corso preparto e devo ammettere che il travaglio non è stato così doloroso. Sento le urla delle donne nelle sale parto accanto mentre io e mio marito chiacchieriamo e telefoniamo a parenti e amici! Ci scattiamo anche qualche foto! La presenza di mio marito è stata essenziale, per il sostegno morale, per la compagnia, per l’acqua con cui mi rinfresca il viso, per i massaggi sulla schiena…non finirò mai di ringraziarlo.

Alle 16 decidiamo di darci un taglio e così mi iniettano l’ossitocina. I giochi sono finiti, nel giro di un’ora e mezza mi ritrovo a spingere e a cominciare a scoprire cosa è il dolore. Spingo e stringo i denti e ripenso alla frase che mi disse qualche giorno prima mia suocera: “Quando pensi di stare per morire, è il momento che la piccola nasce”. E così è stato. Urlo alle ostetriche che sto per avere un infarto e che non ce la farò ad arrivare alla fine! (loro ridono) Arrivano così le tre spinte finali, le mie uniche tre urla di dolore del parto e poi la voce stridula e soave di Emma. Ricordo lei sulla pancia, la confusione, e mio marito che sopra la mia testa piange e ride…

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