Disconoscimento di paternità: chi può richiederlo e cosa prevede la legge

Il disconoscimento di paternità è un'azione legale che certifica che un figlio nato da un matrimonio non è biologicamente compatibile con il padre. Vediamo chi, e come, può richiederlo

Il disconoscimento di paternità è un'azione legale che permette, ad un padre, una madre o un figlio, di dichiarare come non più esistente il legame parentale tra un papà e suo figlio, sia appena nato che maggiorenne.

Questo procedimento, valido per le coppie sposate, è soprattutto richiesto in caso si abbiano le prove (magari accertate dall'esame del DNA) che il figlio nato all'interno del matrimonio non è in realtà figlio naturale (diremmo biologico) del padre, ma, magari, frutto di una relazione adulterina materna.

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Chi, quindi, e quando, può intraprendere quest'azione legale? Ecc i 3 casi previsti dalla legge italiana:


  • La madre, entro sei mesi dal parto


  • Il padre, entro un anno (a partire dalla nascita del bambino), ovvero entro un anno dalla scoperta della nascita del bambino (se lontano da casa in quel periodo). Entro un anno dalla scoperta dell'adulterio della moglie


  • Il figlio, entro un anno dal compimento della maggior età o dal momento in cui ha scoperto le circostanze e che rendono ammissibile l'azione

Quali sono, poi, i casi in cui il disconoscimento di paternità è valido?



  • Mancata convivenza dei due coniugi nel periodo che intercorre tra il 300mo e il 180mo giorno prima del parto (in questo caso è legittimo ipotizzare che il concepimento sia avvenuto con altra persona)
  • Impotenza (anche solo generandi, ovvero in caso di sterilità certificata) del marito nel periodo del concepimento
  • In caso di adulterio della madre con gravidanza occultata e altrettanto occultata notizia della nascita del figlio


Per ottenere il disconoscimento di paternità ci si rivolge al Tribunale ordinario della località di residenza con la mediazione di un avvocato, e la richiesta paterna prevede la partecipazione necessaria della madre e del figlio (se maggiorenne), in caso contrario per quest'ultimo il Giudice nominerà un curatore speciale. Il test di paternità, anche prenatale, è ammesso come prova della non compatibilità biologica tra il genitore e il figlio.

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