I congedi per maternità e paternità sono da sempre un problema e lo sono non solo per mancanza di leggi efficaci, ma per la mancanza di una mentalità conforme alle nuove esigenze della famiglia. Insomma, siamo sempre lì a ragionare su quanto sia difficile per noi donne barcamenarci tra lavoro e famiglia. Vorremmo che i nostri mariti fossero più comprensivi e quando ne troviamo uno che ci aiuta in casa ci sembra un miracolo. Ma il problema è che non ci servono aiutini e tappabuchi occasionali, ma una gestione equa delle responsabilità famigliari.

E’ vero che oggi sempre più papà prendono coscienza del proprio ruolo, ma quanti di loro sono o sarebbero disposti a mettersi in permesso per un mese intero per poter seguire il proprio bambino e consentire alla consorte un più veloce recupero fisico ma anche una ripresa della propria attività? Su Donne Manager ho trovato un articolo interessante a riguardo. L’idea è che per legge ci debba essere un mese di congedo per paternità obbligatorio.

Il mobbing per molte lavoratrici che rientrano dopo la maternità è frequente, spesso, purtroppo, anche da parte di altre donne. Inoltre molti uomini temono di essere considerati mammi e di perdere la stima dei colleghi se si impegnano troppo con i propri bambini. Diciamo la verità: spesso dietro mille scuse legate ai congedi (ai papà ne sono concessi pochi), alle retribuzioni (se manco io viene meno uno stipendio più alto), alle teorie psicologiche (il neonato ha bisogno solo della sua mamma), si nasconde invece una verità che noi mamme conosciamo benissimo e cioè che tra una giornata passata in ufficio con l’aria condizionata ed una con un neonato urlante da cambiare e allattare, l’aria condizionata ha decisamente la meglio.

Foto | Flickr

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