Sarà l’avvicinarsi della Pasqua e la voglia di cioccolato, sarà che mia sorella è incinta e le hanno detto che avrà un pupo di 4 chili, sarà l’aver rivisto il video di Teresa Mannino, ma tant’è mi sono tornati in mente i tempi della gravidanza e il mio rapporto di allora con la bilancia.

Mi chiedo quanto conti davvero l’aumento di peso in gravidanza. Molto dicono i medici, sia per la salute della mamma che per quella del bambino. Se però parlo con le amiche o giro per la rete scopro storie che superano decisamente la mia immaginazione. Ci sono donne che in gravidanza hanno preso fino a trenta chili. Una mia amica, che ne ha presi diciotto, mentiva spudoratamente al ginecologo (non tutti hanno la bilancia in studio).

Io sono un caso a parte: avendo avuto nausee fino al settimo mese e problemi di metabolismo dopo il parto (anche se non so ancora bene quali) sono dimagrita moltissimo. Le mie amiche che invece, partite magrissime, avevano preso molti chili li hanno persi davvero facilmente, quelle che se li sono tenuti sono felici così perché mi dicono che per loro le tracce della maternità sul corpo sono qualcosa di cui essere fiere. In effetti, con la cicatrice del cesareo (dolorosissimo cesareo) mi sento un po’ come una guerriera maori.

Ad ogni modo, mi rendo conto con gioia che, al di là di una questione di salute da tenere in serissima considerazione, c’è un atteggiamento più disinvolto di quanto pensassi sulla ciccia da gravidanza. Ad esempio, il titolo del post l’ho preso da un forum di mamme che vogliono fondare il club delle mamme ciccione. Certo, se abbiamo figli dopo i trent’anni, i chili li smaltiamo meno facilmente, tuttavia riconoscere, offrire un diritto di cittadinanza al corpo della madre credo sia un passo avanti equilibrato tra chi vuole che mangiamo per due e chi ci tiene a stecchetto anche se magre.

Foto | Flickr

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