La dichiarazione di accompagno per i bambini che vanno al'estero; io l'ho fatta

Dichiarazione di accompagnoRicapitolo velocemente le puntate precedenti. Problema: una minore deve fare un viaggio all'estero accompagnata da qualcun altro, che non siano coloro che esercitano la patria potestà; insomma mia figlia andrà a Praga con la nonna (e il cugino). Quindi mi occorre una nuova Carta d'Identità per i minori, fatta, e la dichiarazione di accompagno per i minori, da fare. Mi informo, e quando sono pronta, vado in questura (ieri).

Ci vado con mio marito, ma senza la nonna, perché mi hanno spiegato che posso portare la fotocopia del suo documento e un foglio in carta semplice, con la sua firma (Io....dichiaro di prendere sotto la mia custodia .... per un viaggio .....), e così evitarle di dover venire. Ci vado io, ma non mia sorella, perché mia figlia ha meno di 14 anni, e mio nipote ne avrà 14 all'epoca del viaggio (oggi che scrivo ne ha ancora 13), e in questo caso la sola Carta d'Identità è sufficiente.

E anche Ryanair se ne deve fare una ragione, perché la mamma davanti a me, nel girone dantesco dell'ufficio passaporti della questura, lo ha espressamente chiesto al funzionario di Polizia: "Mio figlio ha 15 anni, ma sul sito di Ryanair c'è scritto che mi devo far fare una dichiarazione..." "Ryanair può scrivere quello che vuole, noi non facciamo alcuna dichiarazione per i minori con più di 14 anni. In questi casi, basta la nuova carta d'Identità." è stata la risposta seccata del funzionario.

E finalmente, dopo un'ora e un quarto di fila, arriva il mio turno; speriamo bene. Consegno il modulo scaricato dal sito della polizia, debitamente compilato (la funzionaria sorride), consegno i nostri documenti di identità (quando vede quello di mio marito, vecchia di 25 anni, sorride di più), consegno la fotocopia del documento della nonna (sorride), consegno la sua dichiarazione (la funzionaria sorride di meno, ci pensa su, io tremo, ma poi la prende), compilo il foglio che la funzionaria mi porge, penso "è fatta", ma poi, quando la funzionaria mi chiede "E la fotocopia della Carta d'Identità della bambina?", tremo.

Panico, balbetto "Ma sul sito non c'era scritto niente al riguardo". "Non lo so signora, ma non è un problema mio. A me occorre". Panico, il solo pensiero di dover ripassare in questo girone dantesco mi atterrisce. Ma poi, quando ormai mi sentivo persa, è arrivata la cavalleria, che mi ha salvata dall'attacco degli indiani; mio marito. "Temevo qualcosa del genere, per cui ho portato la Carta d'Identità: faccio la fotocopia e torno. Tu intanto finisci la pratica". E' stato un lampo, il mio eroe. Un minuto ed era già tornato, pronto a mettere la sua firma, di genitore esercente la patria potestà, accanto alla mia.

"E' tutto a posto? Abbiamo finito?" chiedo con una vaga preoccupazione sul volto. La funzionaria alza lo sguardo verso di me, "Che sguardo perfido" ho il tempo di pensare prima che mi risponda. "Si abbiamo finito.". "Meno male", penso. "Ora deve solo tornare tra 15 giorni a prendere la dichiarazione di accompagno con il nostro visto" mi dice, e mi sorride (la perfida). "Sempre a questo sportello?" chiedo con lo sguardo implorante. "Si, sempre a questo sportello", mi risponde con lo sguardo da avanti-il-prossimo stampato in volto. "Ma dobbiamo venire tutti e due? Sia io che mio marito?". "No Signora, per il ritiro basta uno dei due". Ed è stato a questo punto che mio marito ha abbandonato la mia mano, e si è un scansato da me; chissà perché poi?

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