Giocattoli educativi, come usarli secondo Silvia Vegetti Finzi.

Siamo mamme molto attente allo sviluppo dei nostri figli e quando leggiamo sulle confezioni dei vari giocattoli quante e quali capacità possono sviluppare nei pargoli, tendiamo a comprarli. Ma i giochi educativi mantengono quello che promettono? Sono davvero così necessari? Dobbiamo comunque orientare i loro giochi all’apprendimento?

Quando mia figlia ha compiuto un anno le hanno regalato molti gicattoli, ad esempio quelli del noto marchio Fisher Price. Niente da dire sulla qualità, sono ottimi. A distanza di quasi due anni, però, posso dire che sono ancora semi nuovi. La piccola peste preferisce infatti rubare oggetti dalla cucina (mestoli, cucchiaini, contenitori), dalla camera da letto (calzini, collane), dal bagno (creme per idratarsi). Magari dipende dal suo carattere, ma più mamme mi hanno raccontato le stesse cose.

In realtà, spesso i piccoli si disinteressano ai giocattoli già pronti e strutturati e preferiscono gli oggetti che sono presenti nella loro quotidianità o che vedono usare a noi genitori. Così, se forniamo loro pezzi di stoffa, vecchie borse, occhiali, contenitori, nel loro tentativo di imitarci scopriranno i vari materiali, le grandezze, le forme, gli spazi. Ancora meglio se i giocattoli li costruiamo noi per loro e con loro.

L’importante però, come sottolinea Silvia Vegetti Finzi , è che noi genitori rispettiamo il momento del gioco come un momento di libertà del bambino, che apprenderà da solo e secondo i suoi tempi. Forzarlo per fargli raggiungere prima delle mete o per metterlo al pari con le acquisizioni degli altri bambini non è solo ingiusto, ma a volte anche deleterio. Ogni bambino ha una sua storia e ha i suoi gusti; a noi genitori sta accompagnarlo nel suo personalissimo percorso e intervenire solo se necessario.

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