Ho già sperimentato le amarezze della festa della mamma. A marzo il coniuge gode perché la Ben gli porta il suo regalino e lo bacia e lo abbraccia e glielo fa indossare. A maggio, sempre la Ben, mi consegna frettolosamente il lavoretto dell’asilo, poi ci ripensa, decide che lo vuole per sé, cerca di usarlo e/o distruggerlo.

Siccome i guai me li vado a cercare, quando arriva la festa del papà, aggiungo un regalo supplementare all’ingrato uomo e gli compro “da parte di Ben” un libro, una cravatta vera, insomma quello che gli piace. Chissà perchè sono due anni che spero invano che lui, rendendosi conto di tutto questo e della fatica che faccio come mamma, mi porti con Ben a mangiare fuori o mi regali una rosa o dica a sua figlia “abbraccia forte la tua mammina perché oggi è la sua festa”.

Invece niente, non esisto per lui e non esisto per lei. Così ho deciso che quest’anno non me ne starò con le mani in mano e che mi festeggerò da sola comprandomi un rossetto, un profumo, un mazzo di fiori oppure, mi viene in mente proprio mentre scrivo, recluterò un’altra mamma per andare a cena fuori. In tempi di beata innocenza avrei impietosamente bollato come patetico un simile atteggiamento. Ora lo chiamo una meritata gratificazione. Non so se sono migliorata o se sto invece scendendo rovinosamente verso la rassegnazione.

Iscriviti alla nostra newsletter
Altro su Cronaca Leggi tutto
I video di Pinkblog Guarda di più

Il vero robot di Gundam si muove