Leggevo su Queerblog un inquietante articolo sul suicidio di un undicenne, che non ne poteva più di essere insultato per la sua presunta omosessualità. Come genitore mi sento chiamata direttamente in causa e mi vengono in mente davvero molte domande. Per esempio: può un ragazzino suicidarsi per degli insulti per quanto pesanti? Il suicidio non è forse dovuto all’impossibilità di vedersi accettato socialmente anche in futuro, alla difficoltà di accettare se stesso in quanto “non normale”? Che discorsi erano abituati a sentire in casa i bulletti?

Mi ricordo benissimo di quando, tra adolescenti, ridevamo un po’ perché un ragazzino di nostra conoscenza frequentava danza classica. A lui è andata bene perchè aveva dei genitori che appoggiavano le sue scelte a prescindere dai luoghi comuni o da quello che poteva sentire in giro, ma non per tutti è così. Per noi, che eravamo dall’altra parte della barricata, non c’era consapevolezza di quello che facevamo, non ci sentivamo responsabili per le ferite inferte, d’altronde: quante volte avevamo sentito fare le stesse battute ai nostri genitori?

Non credo che il punto, come mamme e papà, sia affrontare da subito certi temi con i nostri bambini. Credo che invece sia più facile, sin da piccoli, crescerli nel rispetto di se stessi e nel prossimo. L’ironia, per i bambini, è dolorosa e crea ferite profonde. Noi per primi non dobbiamo mai irridere i nostri figli. Tuttavia dobbiamo ammettere che, per quanto parliamo di rispetto, siamo spesso noi a non voler accettare la diversità, in qualunque forma essa si manifesti. Avere dei bambini è una grande opportunità per crescere e cambiare, per poter poi dare a loro il meglio. Credo sia anche questo il senso del dare la vita: avere il coraggio di cambiare con loro e per loro.

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