Classi separate: sono davvero utili per lo sviluppo dei nostri bambini?

Avevo già affrontato l'argomento classi separate nelle scuole e visti i diversi commenti ricevuti mi riproponevo una seconda puntata sul tema. L'occasione per ripensare all'argomento me l'ha data un articolo del Corriere della sera uscito il 10 maggio. L'articolo riprende con attenzione le argomentazioni a favore delle classi separate, ovvero formate da bambini dello stesso sesso, citando sia le esperienze italiane sia quelle nelle scuole estere. Ho trovato così conferma al fatto che nelle scuole che prevedono classi separate è anche previsto che insegnanti e tutor siano dello stesso sesso degli studenti. Uno dei link citati nei commenti mi rimanda al sito Famiglia e Scuola, in cui leggo che questa scelta è motivata dal fatto che secondo molti psicologi, con un tutor dello stesso sesso "il dialogo è più naturale e può raggiungere maggiore profondità".

Incontrando un capo scout, mi è venuto in mente che anche loro fanno lavorare bambini e bambine in gruppi separati. Allora ho chiesto perché. Mi ha risposto che è una questione di praticità, che le bambine si sviluppano prima dei maschietti e si possono chiedere loro impegni di livello superiore. Subito dopo, però, ha aggiunto che proprio nella loro associazione hanno deciso di far lavorare insieme i due gruppi perché hanno ritenuto più importante e formativo il confronto tra i due sessi. Ovviamente questo richiede un maggior impegno da parte degli educatori.

Personalmente non credo che sia utile una suddivisione tra sessi, soprattutto nella prima fase della scolarizzazione. Quando leggo nell'articolo del Corriere della sera di una famiglia contenta perché i maschietti possono stare tra loro a giocare a pallone penso a mia figlia che aspetta di diventare grande per poter giocare a calcio.

Insomma, le classi separate potevano andar bene quando i ruoli tra i due sessi erano molto ben definiti, ma oggi non è più così. Inoltre, uno dei problemi che abbiamo è proprio la difficoltà della comunicazione tra persone diverse, compresi uomini e donne che da sempre battagliano tra di loro. Sarebbe ora che lo stare insieme venisse vissuto come un arricchimento e non come un limite.

Discorso a parte meritano i tutor. Credo che un tutor dello stesso sesso possa essere utile, ma sopratutto nella pubertà o nell'adolescenza, soprattutto per le ragazze alle prese con domande o problemi legati chessò al ciclo mestruale. Tuttavia, resto dell'idea che un buon insegnante e un buon tutor siano tali perché vogliono esserlo e si impegnano ad esserlo. E' un po' un'illusione questa che stando con persone dello stesso sesso si migliori.

Ma lascio la parola a due persone di riferimento nel settore, riportando testualmente quanto hanno detto al Corriere della Sera: Tra gli scettici c' è lo psicologo Fulvio Scaparro: «Il contatto tra generi è un arricchimento: rimanendo separati si perde la relazione con l' altro sesso in un' età in cui c' è bisogno di conoscersi e stare vicini. Insomma, in nome di un eventuale profitto "superlativo", il prezzo da pagare mi sembra troppo alto». Anche la scrittrice (e professoressa) Paola Mastrocola è perplessa: «Sarebbe bello potersi permettere il lusso di riflettere su certe questioni. Ma i problemi della scuola, oggi, sono altri». Scaparro una soluzione - provocatoria - ce l' avrebbe: «Se il contatto tra generi è così pericoloso in classe, allora può esserlo anche sul lavoro. Dividiamo gli uffici: perché a scuola sì e negli altri posti no?».

Via | Corriere della sera

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