Mamme straniere, mamme italiane, problemi comuni

Stamattina mi sono ritrovata a chiacchierare, fuori dall'asilo, con alcune mamme. La prima è una ragazza serba che ha due bambine di cui una somiglia, caratterialmente, alla mia ovvero: determinata, energie infinite, battaglie per ogni piccola decisione da prendere, minime dimostrazioni di affetto. Laddove le altre mamme ci prendono per delle esagerate, tra di noi non facciamo altro che dire: "Davvero? Anche la tua? Meno male".

Mentre parlavo con lei si sono fermate altre due donne, con il velo. Una delle due ci ha tenuto a precisare, con orgoglio, che non sono arabe, ma berbere e che tra loro, dunque, parlano solo berbero. Con una veloce ricerca in rete ho scoperto che molti personaggi storici sono berberi come lo scrittore latino Terenzio, San'Agostino e l'imperatore Settimio Severo. Io ero l'unica italiana, ma vivendo nel nord est mi viene ormai spontaneo precisare che sono meridionale.

Ad ogni modo, mentre guardavamo l'orologio per controllare che le chiacchiere non ci portassero via troppo tempo, ci siamo rese conto di avere tutte più o meno gli stessi problemi: i Gormiti, le Winx, Barbie e la moda in generale. La mia ha appena cominciato, ma le madri di bambini più grandi devono combattere tutti i giorni per convincere i propri figli che si può camminare anche con scarpe senza Gormiti o che si può andare a scuola anche con i jeans senza Barbie.

Al di là di una questione prettamente economica, sembravamo concordi nel ritenere che i vestiti devono restare vestiti, per non creare nel bambino l'idea che come essere umano vali solo se possiedi degli oggetti. Pensandoci bene, la stessa conversazione l'ho avuta con una mamma statunitense. Quando mi capitano chiacchierate così palesemente multietniche me ne torno a casa confortata: a prescindere dalla longitudine e dalla latitudine, tutte abbiamo a che fare con il rifiuto delle verdure, con i pianti all'asilo, con i vestiti firmati, con le zuffe tra amici o fratelli e tutte speriamo di uscire sane di mente dall'adolescenza dei nostri pargoli.

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