Le coliche gassose sono un argomento di cui si parla spesso tra mamme. Non solo, appena il piccolo urla c’è sempre qualcuno pronto a dire che si tratta di coliche. La Ben ha passato sei settimane, dico sei, ad urlare come una matta ad orari prestabiliti. Inquietante: non c’era niente che la calmasse.

La pediatra ci ha fortemente sconsigliato l’uso dell’Alginor, benché largamente impiegato per tranquillizzare i neonati. L’Alginor, appunto, tranquillizza, seda e può occultare sintomi importanti che potrebbero farci capire la differenza tra il classico problema dei neonati ed un problema più specifico o addirittura più serio. Senza contare, poi, che è ormai accertato che le coliche non esistono.

Il bambino non piange perché ha mal di pancia, ma perché, secondo alcuni specialisti, è in atto una specie di adeguamento del suo sistema nervoso al mondo esterno. L’idea che abbia mal di pancia ci viene dai suoi movimenti: piega le gambine e le braccia come se avesse dei crampi. Tuttavia è il modo tipico di piangere di ogni neonato ovvero con tutto il corpo, essendo per il momento l’unico strumento di comunicazione che ha.

Ecco perché non c’è nulla che lo calmi. Cosa si può fare allora, visto che da un lato è straziante vederlo star male e dall’altro si diventa matti a sentirlo? L’atteggiamento migliore è intanto la serenità di fondo, sapere che non sta accadendo niente di grave. In secondo luogo, è necessario che il bambino ci senta presenti. Perciò, prenderlo in braccio, toccarlo, avvolgerlo in una copertina sono tutti gesti utili a fargli capire che mamma e papà sono qui anche se lui non capisce bene cosa sta succedendo. Per approfondimenti potete dare un’occhiata agli speciali di Uppa o a manuali come quello, più volte citato, di Penelope Leach.

Iscriviti alla nostra newsletter
Altro su Crescita Leggi tutto
I video di Pinkblog Guarda di più

Il vero robot di Gundam si muove