Riconoscere l'autismo infantile e come comportarsi con i bambini


Non è facile riconoscere l’autismo infantile, anche perché si tratta di una malattia complessivamente giovane. Sono, infatti, pochi anni che la medicina si sta occupando di questa forma di psicosi infantile, che può essere estremamente invalidante, perché ostacola la relazione con le persone, ma anche la capacità di interagire con l’ambiente in cui si vivere.

Si può parlare di autismo non prima dei due anni, quando il piccolo manifesta la difficoltà di stare attento, non segue i feedback esterni, sia visivi sia uditivi, e soprattutto tende a isolarsi, rifiutando ogni contatto fisico, se non quello con la mamma. Questi sono sicuramente i primi segnali con cui è possibile individuare l’autismo.

Ci sono ovviamente altri parametri, come registrare episodi di ansia e di rabbia, ma anche la resistenza ogni tipo di cambiamento, la difficoltà a esprimere le proprie necessità a parole e l’uso smisurato dei gesti. Come bisogna comportarsi? La prima diagnosi è quella dei genitori, nel senso che spesso sono mamma e papà a capire che c’è qualcosa di strano nel comportamento del bambino. Ci sono casi in cui le indicazioni arrivano dalle maestre del nido o dai nonni, più lucidi e critici.

I genitori devono farsi seguire dal pediatra, ma anche uno psicoterapeuta. La psicoterapia è davvero molto utile, perché aiuta il piccolo a non isolarsi e ad ambientarsi tra la gente. Purtroppo recuperare un bambino con questo problema non è mai un percorso facile e spesso neanche di successo, ma è importante provarci perché le risposte e i risultati sono variabili, da soggetto a soggetto, e in alcuni casi sorprendenti.

Foto| Publicdomainpictures.net

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