Come avviene l'aborto terapeutico e quando è necessario farlo


L’aborto terapeutico è una forma di Igv, ovvero di interruzione volontaria della gravidanza, imposta da una situazione medica particolare. In linea di massima si opta per questa dolorosissima soluzione, quando la salute della mamma è gravemente a rischio o se il feto non si sta sviluppando correttamente ed è destinato a non sopravvivere. Le regole per l’aborto terapeutico sono quelle dell’aborto in generale: deve, infatti, avvenire entro il terzo mese.

Esiste poi una proroga di 180 mesi nel caso si sviluppi una situazione particolarmente grave che imponga l’interruzione immediata della gravidanza. Quali sono i casi in cui una mamma può ricorrere a l’igv terapeutica? Ovviamente, tutti quelli in cui si discute di vita e di morte. Se la donna è colpita da una grave malattia, come un tumore, e ha bisogno immediatamente della chemioterapia, o una patologia renale o cardiaca.

Per quanto riguarda il bimbo, si può ricorrere all’igv se ci sono malformazioni, difetti neurologici o disordini cromosomici. In alcuni casi si ricorre all’aborto durante le gravidanze gemellari. L’obiettivo deve essere quello non di sopprimere la gravidanza, ma di dare almeno a un bambino la possibilità di venire al mondo.

L’aborto non è mai una scelta semplice, in queste situazioni diventa ancora più difficile. Spesso le mamme sono quindi affiancate da uno psicologo, per avere il sostegno che si meritano. Per poter usufruire di questa tecnica è necessario rivolgersi a una struttura sanitaria o al proprio ginecologo. Sarò poi il personale specializzato a verificare la salute della mamma e del bimbo e a decidere come procedere.

Foto| Flickr
Via|Medicina e Prevenzione

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