Aimee Mullins, Hugh Herr, Michel Petrucciani ovvero quando i diversamente abili sono più abili della media: merito di affetto e tecnologia che ribaltano gli svantaggi della disabilità

Aimee Mullins e hugh Herr
La foto che vedete non è un fotomontaggio. Questa bellissima ragazza si chiama Aimee Mullins, è una atleta, modella e attrice che ha perso le gambe a solo un anno di vita. L'uomo al suo finaco si chiama Hugh Herr e ha perso le gambe da ragazzo, in un incidente. Oggi è uno dei massimi esperti al mondo nel campo delle protesi degli arti inferiori. La loro storia, letta su Wired, mi ha colpito tanto quella di Michel Petrucciani, letta su Vanity Fair.

Petrucciani, pianista jazz e compositore di fama mondiale, era nato con una malattia rara che rendeva le sue ossa fragili come foglie secche. Era alto appena un metro, spesso per suonare e coprire tutte le ottave doveva fisicamente spostarsi da una parte all'altra del piano. Ebbe diverse storie d'amore con belle donne e girò il mondo, mise al mondo due figli di cui uno con la sua stessa malattia. Se conoscete l'inglese o il francese, potete guardarvi in rete questo documentario/intervista su di lui.

Petrucciani non aveva a disposizione la stessa tecnologia di Herr e Mullins, d'altronde i suoi problemi erano diversi, ma fatto sta che queste sono tre persone di successo. Dotate sicuramente di un forte carattere, si sono fatte strada nel mondo come chiunque altro, raggiungendo successi spesso preclusi ai più. Cosa li accomuna oltre all'indubbia forza di volontà? Secondo me la forza dei loro genitori.

Hanno avuto dalla loro parte persone che non credevano nella perfezione come unica risorsa per una vita piena di senso. Hanno avuto genitori che non si sono posti il problema di "cosa penseranno" gli altri, che si sono invece concetrati sulle peculiarità dei loro figli, sostenendoli nelle loro scelte. Sempre in inglese, potete ascoltare un'intervista ad Aimee e vedere i filmini della sua infanzia per rendervi conto di come è stata fatta crescere come tutti gli altri bambini. Credo sia importante prendere coscienza di questo in un mondo che ci chiede costantemente se vale la pena vivere in condizioni inferiori alla soglia di quella che consideriamo normalità.

Perdonate la troppa filosofia, ma come mamma non posso che essere contenta di vivere in un mondo in cui la disabilità fisica non è più un ostacolo. Certo, alcune risorse sono ancora per pochi, ma quando guardavamo in tv la donna bionica non pensavamo che avremmo avuto l'onore e lo stupore di conoscerne una. Non posso neanche immaginare cosa provano i genitori di un bambino disabile, perché sicuramente combattono ogni giorno con grosse difficoltà, però da mamma quasi quarantenne, che potrebbe volere un altro figlio, diciamo che certe variabili ora mi fanno meno paura.

Via | Wired; Vanity Fair
Foto | Wired

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