Se il viaggio è molto lungo, spezzarlo a metà è un’ottima idea. Nel nostro caso, la prima tappa prevede quattrocento chilometri da fare con tutta calma in cinque ore. Ce ne mettiamo in realtà più di sei e mezzo. Che la sottoscritta trascorre incastrata nel sedile anteriore dell’utilitaria: dietro di me c’è la peste che, sebbene costretta nel seggiolino, ha tutto lo spazio del mondo per fare danni.

Prevedevamo solo una sosta, ma alla fine siamo costretti a farne una seconda, di circa un’ora, in cui girando nell’autogrill con gli occhi sbarrati dalla gioia cerca di convincerci a comprare un cane rotolante che ride. Tra giocattolo di infima qualità e pile annesse dovremmo spendere circa venti euro quando: To’ guarda, la girandola delle principesse! Mi odio quando mi faccio trascinare dal merchandising, ma ho risparmiato quindici euro.

Almeno stavolta il gelato non cade in terra come la durante la prima sosta, ma fa da aperitivo a qualche boccone di pesce fritto e conclude il pasto. Spero che non vomiti. Spero di non vomitare io: cioccolato e calamari insieme mi fanno specie. Finalmente la piccola si rilassa, siamo a pochissimi chilometri dal nostro b&b marchigiano e noi sogniamo di riuscire a fare almeno un riposino pomeridiano. Appunto, lo sogniamo, perché lei è così entusiasta che fa tutta una tirata fino a sera.

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