Ci sono davvero bambini del sud e bambini del nord? Quando torno in Puglia viaggiano anche con me stereotipi e pregiudizi di vario genere, come quelli che trovo in rete. Da bambina del sud trovavo strani quelli del nord, quando andavo in vacanza: mi sembravano troppo silenziosi e con la puzza sotto il naso. Forse io e mia sorella sembravamo chiassose e troppo invadenti.

Da adulta ho coltivato, come tutti, i miei personali ricordi di un’infanzia libera e trasferendomi nel nord est trovato tristi questi bambini sempre fermi e immobili, mentre giù da noi i ragazzini possono giocare per strada. Solo da mamma, dopo tanti anni, vedo quello che prima non potevo vedere: che giù si gioca per strada perché non lo si può fare altrove, che la libertà spesso confina con la mancanza di rispetto, che mia figlia, bambina cresciuta nel nord con un padre taciturno è più chiassosa dei ragazzini pugliesi.

Certo, vorrei che del sud potesse avere l’abitudine a stare in un gruppo familiare allargato e allegro, almeno fino a che non comincerà a crescere e a litigare con tutti per la mancanza di privacy. Mi chiedo anche cosa sarà del suo futuro, dove sarebbe meglio lasciarla crescere. Comincio a fare il ping pong mentale: restare al nord perché ci sono più opportunità o al sud perché c’è più affetto?

Ma, alla fine, perché devo scegliere, perché devo cominciare a struggermi anche io in dibattiti inutili, perché fondati su premesse sbagliate? Dovrei semplicemente smettere di oscillare e cercare di trasmetterele il meglio di entrambe le culture, consentendole di sviluppare insieme la capacità di socializzare e la voglia di essere indipendente, la gioia del non far niente e il gusto dell’impegno.

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