Fecondazione assistita e Legge 40 in Italia contrarie ai diritti umani per la Corte europea di Giustizia


"Il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente"

Sono pesanti le accuse rivolte dai giudici europei alla parte del sistema legislativo italiano che concerne la legge 40, legge che regola le normative in materia di fecondazione assistita. La corte dei diritti umani d'Europa ha così bocciato un articolo della legge 40 ed ha obbligato lo Stato italiano ad un risarcimento in denaro a favore di una coppia di Roma. Fecondazione assistita e Legge 40 in Italia sono quindi contrarie ai diritti umani per la Corte Europea di Giustizia.

Ma facciamo un passo indietro. La legge italiana sulla fecondazione in vitro proibisce l'inseminazione artificiale alle coppie fertili, con lo scopo di diagnosi prenatale, ovvero l'analisi in laboratorio di possibili patologie dell'embrione prima dell'impianto in utero. La legge italiana permette invece l'interruzione volontaria di gravidanza in caso di malattie gravi come la fibrosi cistica, diagnosticate nel feto a gravidanza inoltrata. Assurdo, ma vero.

Una coppia di portatori sani di fibrosi cistica quindi, come la coppia di coniugi romani che ha fatto ricorso alla Corte Europea vincendo la battaglia legale, è obbligata a rischiare il tutto per tutto per avere una famiglia. In parole povere secondo la Costituzione italiana, una coppia portatrice di patologie gravissime può provare ad avere un figlio in modo naturale, consapevole delle alte probabilità di rischio di trasmissione, per poi affrontare il pesante dolore di un aborto. Ma non può invece accedere ai test genetici sull'embrione prima dell'impianto, che permetterebbero di escludere la trasmissione della malattia e di evitare angoscia e sofferenza ai genitori. Tale possibilità è vietata dalla legislazione italiana.

Nicolò e Ginevra Paoletti, i genitori in questione, hanno ricevuto un verdetto favorevole dai sette magistrati europei, verdetto che diventerà definitivo tra tre mesi. Lo Stato italiano è obbligato a pagare 15mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali, per violazione del diritto al rispetto per la vita privata e familiare della coppia. Coppia che però nel frattempo ha affrontato un aborto, coppia che ha già una bambina malata di fibrosi cistica. Non sarebbe ora di svernare la legge italiana in materia e dare almeno una possibilità ai genitori di prevenire tali sofferenze?

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