Trombofilia in gravidanza, le linee guida a riguardo

Ecco quali sono le Linea Guida riguardanti la trombofilia in gravidanza, gli esami da effettuare ed i soggetti a rischio

Trombofilia in gravidanza, le linee guida a riguardo

Durante la dolce attesa si verifica la tendenza del sangue a coagulare maggiormente: si tratta di una fisiologica risposta dell'organismo volta ad evitare il rischio di emorragie durante il parto. Purtroppo, però, a tale circostanza è legata una maggiore possibilità di formazione di coaguli nel sangue (detti trombi), i quali stanno alla base della trombofilia e che, in presenza di altri fattori preesistenti di varia natura, possono aumentarne il rischio.

Si parla di trombofilia, venosa o arteriosa, quando il sangue si coagula all’interno di un vaso sanguigno ostruendolo parzialmente o totalmente e causando, così, un'interruzione del flusso sanguigno. E' possibile agire per prevenire, riconoscere o semplicemente affrontare la trombofilia in gravidanza?

La risposta è positiva, e le Linee Guida a riguardo parlano chiaro: esistono numerosi esami da effettuare volti all'accertamento di una predisposizione alla trombofilia, caso per caso. Detti esami fanno parte dello screening trombofilico il quale ha un costo non propriamente economico e va eseguito sulla base di un comune prelievo del sangue.

I valori da prendere in considerazione, nello specifico, sono elencati dalle Linee Guida in materia e comprendono l'antitrombina, la proteina C, quella S, la resistenza alla proteina C attivata e/o fattore V Leiden (variante della proteina fattore V umana alla quale è legato un aumento del rischio di trombosi venosa), la mutazione G20210A, la protrombina, l'omocisteina e gli anticorpi antifosfolipidi. Contrariamente a quanto si possa pensare, tali esami andrebbero eseguiti ben prima della pianificazione di una gravidanza.

C'è da sottolineare come, tuttavia, non tutte le donne debbano o possano sottoporvisi. Ciò in quanto, in primis, il rischio di falsi positivi e di conseguenti terapie non necessarie è molto alto, ed in secondo luogo poichè si tratta di esami non totalmente capaci di escludere tutte le possibili cause di trombofilia.

Nello specifico, le Linee Guida consigliano di effettuare lo screening alle donne che abbiano già sofferto (o abbiano in famiglia dei casi) di trombosi venosa, che abbiano in famiglia casi di trombofilia ereditaria, che abbiano subito più di un aborto o una morte fetale in utero e che, infine, abbiano sofferto di preeclampsia o di sindrome HELLP, patologia rara i cui tratti distintivi sono generalmente emolisi, innalzamento degli enzimi epatici e riduzione delle piastrine. Lo screening è consigliato, ancora, alle donne che abbiano sofferto di distacco della placenta o di ritardo della crescita del feto.

Foto | Via Pinterest

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