Professoressa punisce l'alunno bullo ma la Cassazione condanna la docente

insegnante-condannata-punizione-alunno-bulloRicordate il caso di Giuseppa V., l'insegnante della scuola media statale di Palermo che punì l'alunno per aver deriso ed emarginato un compagno di classe? Per insegnarli l'educazione fece scrivere, al ragazzino, per cento volte sul quaderno "sono un deficente".

La Cassazione ha condannato la prof a 15 giorni di reclusione per aver punito con metodi prepotenti gli atteggiamenti di «bullismo» dell'undicenne. Secondo i giudici gli insegnanti non possono rispondere con metodi prepotenti agli atteggiamenti di «bullismo» degli allievi perché, così facendo, «finiscono per rafforzare il convincimento che i rapporti relazionali (scolastici o sociali) sono decisi dai rapporti di forza o di potere».

Insomma, la prof merita il carcere per aver punito in maniera così «umiliante» l'allievo che, secondo la docente, stava tenendo «un atteggiamento derisorio ed emarginante nei confronti di un compagno di classe».

Secondo la cassazione non è lecito l'uso della violenza, fisica o psichica, finalizzata in maniera distorta per scopi ritenuti educativi, perchè la persona colpita puà essere mortificata nella dignità.

Mi sembra che in questo caso punire una docente che aveva come solo scopo quello di intervenire sull'educazione del ragazzo a cui evidentemente mancavano le linee guida a casa, mi sembra esagerato. Il ragazzino doveva essere indirizzato dai genitori, e la decisione mi sembra leggermente retrogada, non credete?

Evidentemente quando il bambino ha portato a casa il quaderno perché i genitori lo firmassero e ne prendessero coscienza, la suscettibilità del genitore è stata colpita in pieno. Chi ne è rimasto bruciato non è stato il ragazzino, ma il padre che ha deciso, per questo, di prendere provvedimenti.

Via | Corriere
Foto | Flickr

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