Nella estenuante ricerca di un nido a cui affidare la cura del mio bimbo di appena otto mesi, mi sono lasciata affascinare dal trilinguismo e ne ho scelto uno in cui appunto si parla – oltre all’italiano – sia il francese che l’inglese sin dai primi mesi di vita.

Ormai anche in Italia è diffuso l’approccio multilinguistico in cui fin dalle sezioni del nido le educatrici sensibilizzano i bambini alla lingua straniera attraverso filastrocche, canzoncine e frasi di uso quotidiano, che trasmettono la musicalità della lingua senza interferire nella costruzione della prima comunicazione. Trovarne uno vicino a casa non mi è sembrato vero!

Qualcuno mi ha, però, detto di aver sbagliato perché sembrerebbe che l’uso di lingue diverse possa ritardare lo sviluppo del linguaggio. Naturalmente ho cercato di approfondire e capire come stanno davvero le cose. In mio soccorso è arrivato uno studio condotto dai ricercatori del San Raffaele di Milano secondo cui quanto più si è esposti con frequenza e costanza a un idioma, tanto più nel cervello si attivano sistemi neurali simili a quelli utilizzati per l’apprendimento della lingua madre.

Studiando il comportamento dei bimbi bilingue si è verificato come la capacità di passare da una lingua all’altra sia presente fin dalla nascita, anche se il meccanismo di controllo viene perfezionato verso i tre anni, quando la padronanza dell’una e dell’altra lingua è pressoché totale. La mia scelta, dunque, sembrerebbe giusta perché consentirà a mio figlio di avere per le due lingue un comportamento analogo.

Secondo i ricercatori del dipartimento di Neurologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, inoltre, nei bilingue alcune aree cerebrali si sviluppano di più rispetto ai monolingue e alcune delle loro facoltà intellettive sono più sviluppate di altre.

Un’altra ricerca, pubblicata su ScienceNOW Daily News, rivela che, contrariamente a quanto si riteneva, i neonati sono in grado di distinguere se l’interlocutore sta parlando una lingua diversa dalla lingua madre osservandone i movimenti del volto. I ricercatori hanno preso in esame neonati di 4, 6 e 8 mesi, all’interno di un gruppo costituito da 24 neonati provenienti da famiglie bilingue e 36 neonati appartenenti a famiglie in cui si parlava solo inglese.

I neonati hanno visto dei filmati in cui gli attori parlavano in inglese, poi in francese e successivamente passavano da una lingua all’altra. I risultati hanno dimostrato che i neonati dai 4 ai 6 mesi semplicemente guardando i movimenti facciali di chi stava parlando, prestavano attenzione al cambio di lingua dimostrando di percepire la differenza, indipendentemente dal bilinguismo della famiglia di appartenenza. Una capacità che viene meno al compimento di un anno, a meno che i bebè non vivano in una famiglia bilingue.

Via | ScienceNOW Daily News
Foto | Flickr

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