I bambini e le parolacce: come trovare un compromesso

I bambini e le parolacce: sembra impossibile che possano impararle, ma in men che non si dica li senti che ripetono ogni frase colta al volo durante le conversazioni con gli adulti. Anche per noi, aihmè, è arrivato il momento di controllarci mentre parliamo, perché la Ben vuole sentirsi adulta e ci imita di continuo. Per fortuna il nostro linguaggio non è troppo colorito, ma a volte una parola di troppo scappa, quando pensi, erroneamente, che lei sia distratta.

Ci sono poi i vicini, gli amici, la gente per strada e, non ultimi, i cartoni animati. Sembra strano, ma è così. Quando Malefica, ne La Bella addormentata nel bosco, chiama idioti i suoi orchetti non sembra troppo disdicevole. Quando però la Ben ti urla "idiota" ad alta voce nel supermercato il tuo punto di vista cambia radicalmente.

Allora abbiamo cominciato a spiegarle che ci sono delle brutte parole e che non bisogna ripeterle. Che se papà dice "bastarda" alla zanzara, non deve dirlo anche lei, ma ricordargli di non usare quella parola. Purtroppo il fascino delle parolacce ha spesso la meglio sui nostri tentativi di buona educazione e sulla sua voglia di esprimere la rabbia e l'antipatia verso qualcuno o qualcosa.

Così siamo giunti ad un compromesso. Abbiamo spiegato alla Ben che ci sono alcune parole poco brutte, che lei può ripetere quando è arrabbiata. Ora, quando vuol giocare all'adulto innervosito, se ne va in giro gridando "pocca paletta!" tutta fiera. Il massimo della sua felicità è stato quando un nostro amico, "di nascosto", gliene ha insegnata un'altra: mannaggia ai pescetti! Di sicuro, i figli ci tolgono molte energie, ma la fantasia, quella, ci costringono a tenerla sempre in allenamento.

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