Sipps e Coronavirus: non è possibile dire che i bambini sono meno contagiosi

Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ha spiegato che, ad oggi, non è possibile dire che i bambini sono meno contagiosi.

Coronavirus e bambini

Coronavirus e bambini, un tema sempre controverso che non accenna a essere affrontato con le opportune cautele. Il Coronavirus è un virus nuovo e lo conosciamo troppo poco per poter fare ipotesi azzardate. Il fatto che l’infezione Covid-19 non sia particolarmente aggressiva con i bambini non li mette al sicuro da nulla e non dobbiamo abbassare la guardia senza evidenze scientifiche. La pandemia da Coronavirus ha creato disagi a tutti, grandi e bambini, ma questo virus ci ha ampiamente dimostrato che non possiamo sottovalutarlo, abbassare la guardia o peccare di leggerezza.

Uno studio, pubblicato sulla rivista medica americana JAMA, ha ipotizzato che i bambini si ammalano meno di Covid-19 perché presentano pochi recettori del virus nel loro naso. Uno studio presentato sulla carta ma che non ha il supporto di un campione abbastanza ampio da poter essere rappresentativo a livello mondiale. In Italia i bambini morti per Coronavirus sono stati pochissimi, ma all’estero i numeri sono più alti, così come provocate dalla sindrome di Kawasaki che potrebbe essere correlata al Covid-19.

I bambini sono meno sensibili ma questo non significa che non si infettano e non si ammalano. I bimbi possono risultare anche positivi asintomatici e infettare chi vive con loro, come genitori, nonni, zii ecc. Vanno protetti per la loro salute in primis, ma anche per salvaguardare chi gli sta intorno.

È per questo motivo che non si devono forzare le decisioni prese dal Governo con il comitato tecnico scientifico. Le scuole sono chiuse ed è giusto che rimangano così fino a quando non si sarà certi di poterle riaprire in sicurezza, per il bene di tutti.

Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), ha sottolineato più volte che bisogna essere prudenti e non sottovalutare i rischi nei bambini. Ha dichiarato:

“Finché non avremo delle ripetute certezze, dobbiamo agire con cautela e tutela. Una cosa è certa: i bambini possono contagiarsi, sviluppano la malattia, generalmente (ma non sempre!) in maniera meno grave, però si ammalano. La ricerca sta facendo passi da gigante in pochissimo tempo, ma gli studi vanno valutati con attenzione perché altrimenti è pericoloso".

Giuseppe Di Mauro

In merito allo studio americano ha aggiunto:

“Questo studio ha suscitato un notevole clamore mediatico, sicuramente al di là delle aspettative degli autori. Probabilmente le cose non sono così semplici e lineari: davvero la differenza sta solo nel numero di recettori? Esiste un cut-off al di sotto del quale questo rischio è ridotto/nullo? E gli altri recettori ACE2 a livello dei pneumociti, e quelli solubili presenti nel plasma che ruolo giocano? Altri fattori tuttora ignoti? Ancora troppe le domande. I ricercatori hanno formulato un'ipotesi, ma la risposta potremo averla solo dalla realtà, dai dati epidemiologici dei contagi, quando i bambini saranno riammessi in comunità, riprenderanno la frequenza scolastica. Noi tutti speriamo, naturalmente, che queste ottimistiche ipotesi vengano confermate, ma fino ad allora dobbiamo attenerci alla massima cautela. Abbiamo ancora sotto gli occhi le conseguenze di valutazioni troppo frettolose e superficiali! Dobbiamo essere fiduciosi ma rigorosi lasciandoci guidare dai dati epidemiologici della realtà italiana e, a tal fine, chiediamo che sia messa a punto una efficace strategia di controllo dei contagi sul territorio, con linee guida appropriate non solo sulla modalità della frequenza scolastica, ma anche sulla gestione delle riammissioni a scuola in caso di assenza per patologia."

Giuseppe Di Mauro

Foto | Pixabay

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