Bambini e razzismo: quando intervenire

Gessetti coloratiSin dall'asilo nido mia figlia si è trovata in classe con bambini italiani e bambini stranieri. Trovo bello che per lei i bambini siano semplicemente bambini e non africani, cinesi, moldavi eccetera. Da quando però è cominciata la scuola materna qualcosa è cambiato.

Forse perché si avvia verso i quattro anni, la piccola comincia a rendersi conto delle diversità, del colore della pelle più scuro, degli occhi a mandorla. Non mi ha mai fatto domande, solo un commento qua e là ogni tanto, cui non ho dato peso. Ieri sera però, con un tono che di solito non usa, mi dice: Lara (nome ovviamente di fantasia) è nera, non è come me.

Quel non è come me l'ha sottolineato con un accento di superiorità che mi ha lasciata perplessa. Mentre lo diceva mi guardava di sottecchi allora ho capito che era un test. Non sapevo come rispondere per non enfatizzare la questione. Allora lo è detto: è vero, è diversa da te, tutti i bambini sono diversi uno dall'altro. C'è chi è più alto, chi è più basso, chi ha i capelli biondi, chi neri, chi rossi e via dicendo.

La risposta credo l'abbia convinta, ma non sono convintissima io. So che mi metterà alla prova di nuovo, visto che abitiamo in una terra non proprio generosa con gli stranieri (prima o poi mi chiederà anche ragione delle battute sui meridionali). Voi cosa avreste fatto? Vi è mai capitato?

Foto | Flickr

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