Mariastella Gelmini, le mamme casalinghe e una polemica tutta italiana

Mariastella GelminiHo letto con interesse il post di Anna sul ministro Gelmini in maternità, trovandomi assolutamente d'accordo con le sue considerazioni. Ero incuriosita dall'importanza data alle dichiarazioni del ministro, di cui non sapevo ancora nulla. Poi sull'Italia sul Due, sento riprendere lo stesso argomento. Sono tutti lì a discutere (ancora!) se una mamma debba stare a casa col neonato oppure andare a lavorare.

Abbiate pazienza se non conosco i nomi di tutti quelli che hanno parlato e andrò avanti con "un tizio" e "una tizia", ma sono molto indietro nel panorama televisivo. Ad ogni modo, l'unica cosa giusta l'ha detta appunto un tizio (uno psicologo? aiutatemi) sostenendo che non si può continuare ad oscillare tra una posizione e l'altra e che la questione è in realtà mettere le donne nelle condizioni di fare la scelta più adatta al loro caso.

La Boralevi (questa la so) ha pure detto che è assurdo di parlare della coppia madre-figlio. Che la madre serve al figlio come primo contatto verso il mondo, ma poi ci sono anche le altre persone. Ora, perché fanno tutti così fatica a pensare che quel figlio è stato 38 settimane in un utero ed è per questo che ha bisogno della vicinanza fisica della madre nei suoi primi mesi di vita?

Zecchi dal canto suo (santo cielo, so anche questo, non sono messa così male) fa notare come ci sia un altro errore di fondo: dimenticare il padre. In Italia sembra che sia soltanto la madre responsabile di una crescita sana ed equilibrata del figlio. I padri presenti vengono chiamati mammi, come se fosse disdicevole la loro presenza nella vita dei figli. Gianni Biondillo docet.

A me personalmente sembra assurdo che ci vogliano le dichiarazioni della signora Gelmini per ritornare a parlare di temi così importanti come il rispetto e le possibilità di scelta delle madri. Che poi, tanto per cambiare, è un parlare inutile, un chiacchiericcio da mercato che non si conclude mai con un progetto politico concreto perché alla fine, in un paese di mammoni, nessuno vuole tornare a casa a prepararsi la cena da solo. Scusate lo sfogo.

Foto | La Stampa

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