Adozione senza documenti: quando i figli venivano cresciuti da due famiglie.

Copertina del libro di Michela MurgiaLe adozioni senza documenti una volta erano possibili anche in Italia, oggi avvengono solo all'estero. Era una pratica diffusa fino a una cinquantina d'anni fa. Per fare un esempio, se in famiglia c'era una sorella prolifica ed una che invece non poteva avere figli, la prima ne cedeva uno alla seconda. Il bambino o la bambina cresceva così con una doppia famiglia, chiamando mamma le due donne.

Quando ne ho sentito parlare la prima volta avevo solo undici anni e il tono di chi mi raccontava tutto questo era naturalissimo. La società accettava senza problemi questo scambio utile ad entrambe le famiglie: chi aveva "troppi" figli riceveva un aiuto economico, chi non poteva averne si ritrovava un pargoletto per casa. Le famiglie non vivevano lontane e in qualche modo sembrava che il bambino adottato ricevesse, oltre che il doppio dei rimproveri, anche il doppio dell'affetto.

Certo, mi piacerebbe chiedere a chi ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle cosa ne pensa, che infanzia ha trascorso. Se è vero che trovava del tutto naturale avere due famiglie e se non provava del risentimento verso i propri genitori naturali. Certo, sto semplificando: all'epoca c'erano spesso storie di miseria e certo non si parlava di maternità e paternità responsabile.

Solo mi chiedo: se una zia aveva così a cuore il bene del nipote, non poteva lasciarlo crescere con sua madre ed aiutarlo comunque economicamente con una sorta di "adozione a distanza" ante litteram? Mi sa che andrò a comprarmi il romanzo Accabadora, di Michela Murgia, che affronta l'argomento. Se non sbaglio in una intervista raccontava di aver lei stesso scelto una seconda madre quando era già grande. Intanto vi chiedo: anche dalle vostre parti ci sono storie simili? Voi cosa ne pensate?

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: