Intervista a Licia Troisi, prima parte: la maternità

Licia TroisiLicia Troisi (per chi ancora non la conoscesse, nella foto è la prima da sinistra), astrofisica e scrittrice, è diventata famosa per la saga del Mondo Emerso (Le Cronache del Mondo Emerso, Le guerre del Mondo Emerso, Le leggende del Mondo Emerso). I suoi fan non si sono però appassionati solo alle avventure di Nihal e Duhbe, protagoniste dei suoi romanzi, ma anche alla vita personale della loro scrittrice preferita. Nel suo blog, infatti, negli ultimi mesi Licia Troisi ha raccontato della sua gravidanza e dell’arrivo della sua piccola Irene (che pare vedrà la luce proprio in questi giorni). Le abbiamo chiesto di questo e di molto altro: seguiteci perciò nello speciale in tre parti in cui Licia ci racconterà della maternità, ci svelerà alcune curiosità e naturalmente ci parlerà del suo universo letterario.

Come mai hai deciso di condividere le emozioni e la storia della tua gravidanza con i lettori del blog?
"Il mio blog raccoglie un po’ tutto quello che nella vita mi colpisce, che si tratti di politica, musica, film, fumetti o fatti della mia vita. Per questo mi è venuto naturale parlare di un’esperienza che mi sta cambiando la vita. Per altro, penso che si scriva per condividere, o almeno io lo faccio per questo. Mi piace sapere cosa ne pensano gli altri delle mie riflessioni, e magari confrontarmi anche con chi sta vivendo la mia stessa esperienza."

Il 17 novembre è uscito in libreria Figlia del Sangue - Le Leggende del Mondo Emerso II e già i fan, entusiasti, chiedono il seguito. Con lo stesso entusiasmo, però, aspettano l’arrivo di Irene. Questa palpabile vicinanza del tuo pubblico cosa aggiunge o toglie al tuo lavoro e alla tua vita privata?
"A volte è una cosa che un pochino mi spaventa: in fin dei conti i lettori hanno di me una visione piuttosto idealizzata. Però ovviamente è anche qualcosa che mi lusinga. Fa sempre piacere sapere di essere circondati di affetto, anche da parte di persone che non ti conoscono direttamente ma che in qualche modo hai toccato con le cose che hai scritto. Però alla mia privacy, e più ancora a quella della mia bimba, ci tengo molto. Alla fine lascio trapelare solo aspetti della mia vita che ritengo di poter effettivamente condividere con un pubblico più vasto: ci sono altre cose che tengo per me, perché le ritengo appartenenti alla mia sfera privata."

Oggi proliferano blog e forum in cui le mamme raccontano e si raccontano della gravidanza e delle proprie esperienze. La rete, secondo te, può venire incontro alla solitudine delle neo mamme di oggi o il confronto rischia di diventare confusione dati i tempi veloci di internet e la quantità di informazioni che di secondo in secondo si riversano nei siti?
"Complessivamente penso che sia una cosa positiva scambiarsi le esperienze su internet. Soprattutto negli ultimi mesi di gravidanza, ho cercato molto in rete le esperienze di altre future mamme, perché mi aiutavano nei momenti difficili. Il vero problema è quando si cerca di sostituire la rete al consiglio del medico, e purtroppo la tentazione a volte è forte: hai un sintomo di qualche genere, e vai a cercare online. Peccato che poi non si riesca a discernere o anche solo a capire le informazioni che si trovano. Per cui va bene comunicare, ma il rapporto diretto con le altre persone, nel mio caso ad esempio le mie amiche incinte come me, o col medico curante resta insostituibile."

Ho letto il tuo commento sulla guerra tra le sostenitrici del parto naturale o in casa e le sostenitrici dell'epidurale e dell'assistenza ospedaliera. Quale credi sia l'errore di fondo di due posizioni così contrapposte?
"Quello solito di chi si arrocca su una posizione con fanatismo: il rifiuto di cercare di capire anche le ragioni degli altri. Io credo che ogni donna abbia una storia a sé, e quindi debba poter essere libera di scegliere le modalità del proprio parto: è impossibile ricondurre la molteplicità del sentire di tutte le future mamme ad un’unica posizione valida per tutte. Per quel che riguarda il mio caso personale, ad esempio, mi conosco, so che sono una persona ansiosa, che non ho una gran soglia del dolore, e per questo mi rendo conto che sono più tranquilla a partorire in ospedale e con analgesia, anche senza considerare il diabete che ha comunque medicalizzato la mia gravidanza più di quanto non avvenga in altre donne che non hanno patologie. Ma questo vale per me, e non mi arrogo il diritto di estenderlo a donne che invece si sentono più sicure in casa, o che per varie ragioni non hanno intenzione di ricorrere all’epidurale. Un po' più di comprensione credo farebbe bene a tutte."

Irene sta già influenzando il tuo immaginario di scrittrice? Vedi ad esempio in modo diverso le tue eroine o pensi già ad una protagonista che si deve destreggiare tra gravidanza, battaglie e sogni e paure per il futuro del proprio piccolo?
"In genere ci vuole sempre un po’ perché esperienze del genere sedimentino in me e finiscano poi nei miei libri. Quando inizio a scrivere una storia, spesso non so perché sto raccontando proprio quella e non un’altra; solo in seguito capisco che vi ho trasfuso qualcosa della mia esperienza personale. Per questo, al momento non sto ancora scrivendo niente di direttamente connesso alla mia gravidanza, se non sul blog. È però cambiato, e da un po’ di tempo, il mio modo di vedere le cose. È qualche anno che ho notato che nelle discussioni sui rapporti genitori/figli tendevo a finire per identificarmi più nel punto di vista dei primi che dei secondi."

Le protagoniste dei tuoi romanzi devono spesso confrontarsi più che con i nemici esterni con i propri demoni interiori e ne escono vincenti perché pronte (magari non subito) ad imparare. Sta succedendo anche a te con la gravidanza?
"Assolutamente sì. Sono una persona molto ansiosa e insicura, per cui la gravidanza sta mettendo a dura prova questo aspetto del mio carattere. È un po’ la summa di tutte le esperienze che ho fatto finora: sempre ho dovuto combattere prima di tutto con me stessa, e più ancora questo è vero in questo momento, in cui non ne va soltanto della mia salute e della mia serenità, ma anche di quella della mia bimba. Questo ovviamente è un grosso incentivo a tenere duro e non farsi prendere troppo dalla paura."

In uno dei tuoi post, a proposito del diabete gestazionale, ha scritto che ti sta praticamente insegnando, cito testualmente, che non tutto è completamente sotto controllo e che non per questo bisogna arrendersi. Ti va di aggiungere qualcosa per le lettrici con il tuo stesso problema o con difficoltà simili?
"Devo dire che, pur essendo un problema tutto sommato abbastanza comune e non particolarmente grave, il diabete è stata in assoluto la prova più dura di questi nove mesi. Ha messo in luce tutte le mie debolezze e tutta la mia tendenza al disfattismo. Ho capito che in momenti del genere è importantissimo avere intorno persone che ti aiutino a ritrovare la giusta dimensione di quel che ti sta succedendo, che ti supportino quando le cose non vanno e ti aiutino a non abbatterti troppo. Ne ho parlato sul blog proprio per questo: visto che per me è difficile averci a che fare, ho pensato che condividere un po’ le esperienze potesse essere utile anche a tutte le altre donne, che a quanto pare non sono poche, che si sono trovate davanti questa grossa scocciatura."

Sei un esempio per molte donne: astrofisica, scrittrice di successo e donna impegnata su più fronti. La gravidanza ha costretto te o ha portato gli altri a ridimensionarti, a ricondurti alla sola dimensione di madre?
"Mi ha fatto sicuramente riscoprire tutta una serie di cose che in questi anni di lavoro frenetico avevo un po’ tralasciato: ho ritrovato la mia dimensione casalinga, ho imparato a prendermi del tempo per me e coccolarmi un pochino, ho anche rispolverato una serie di hobby creativi che avevo messo da parte con l’andare del tempo. Ho ricominciato a disegnare, ad esempio, e anche a ricamare. Di sicuro la gravidanza è un momento particolare, di “sospensione” se vogliamo, ma spero che alcune di queste cose che ho imparato in questo periodo mi rimangano anche per il “dopo” e mi insegnino a prendermela un po’ più con calma."

  • shares
  • Mail
4 commenti Aggiorna
Ordina: