Ci sono bambini più simpatici e meno simpatici, è innegabile. Questo vale anche per i genitori, siamo esseri umani e se uno dei nostri figli ha un carattere più dolce o più allegro non solo lo notiamo ma ne siamo contagiati e magari gli concediamo qualche privilegio in più proprio perché ci rende la vita più facile. Come abbiamo già detto nella prima parte di questa riflessione, per alcuni genitori è però davvero difficile mantersi neutrali rispetto ai propri figli. Spesso nei confronti di uno solo dei loro cuccioli scattano atteggiamenti preferenziali evidenti, solitamente a scapito dei fratellini.

Non fare preferenze tra i figli, però, non significa trattarli tutti allo stesso modo. Ogni bambino ha caratteristiche da rispettare e questo lo sanno fin troppo bene le mamme dei gemelli: pur avendo come obiettivo lo stesso livello di educazione, ogni pargolo reagisce in modo diverso a determinati stimoli. Ad esempio, una volta mia figlia ha raccolto un pezzo di vetro e lo ha chiuso nella mano. L’ho raggiunta, preoccupatissima, e le dicevo con tono perentorio: apri la manina. Tanto è bastato perché la stringesse ancora di più. Lo stesso atteggiamento ha avuto invece risultati positivi con una sua coetanea che era con noi al parco.

Purché non sia una scusa per mascherare le nostre preferenze, è giusto spiegare ai figli che li seguiremo diversamente perché sono diversi tra loro; magari dobbiamo stare attenti a non sottolineare solo le caratteristiche negative di uno a fronte di quelle positive dell’altro. Per far questo, naturalmente, dobbiamo prima di tutto essere onesti con noi stessi e chiedere se effettivamente un figlio preferito c’è. Nel mio piccolo sondaggio tra amiche, ho trovato mamme amorevoli con tutti i loro pargoli, ma anche mamme che esplicitamente dichiarano che solo con uno dei due bambini hanno un rapporto speciale (ahimè, l’hanno detto in presenza del figlio penalizzato). Per fortuna ci sono anche mamme dotate di un gran senso dell’umorismo, che sono sempre fonte di grazia per le mamme ansiose come me.

In rete il problema è molto sentito, forse anche perché noi nuove generazioni di genitori dopo i trenta siamo più attente o magari anche perché, proprio grazie alla rete, abbiamo una maggiore possibilità di confrontarci. Sicuramente molti di noi ricordano anche perfettamente la loro posizione di figli preferiti o meno. Una mia amica mi ha sempre detto di essere “innamorata” di suo padre, che la trattava da principessa e la viziava incondizionatamente, anche contro il parere della mamma. Spesso ci troviamo anche a discutere tra primogeniti o secondogeniti per stabilire chi sia stato più penalizzato: il primogenito che ha sentito su di sé il peso delle responsabilità o il secondo che viene sempre trattato quasi come un cucciolo che non ha speranza di crescere? Quando poi ci sono più figli, che dinamiche si sviluppano? Chissà che ricordare come è stata la nostra infanzia non ci aiuti ad essere genitori migliori.

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