La fabbrica dei bambini di Gujarat ovvero come procurarsi un utero in affitto

Foto di un pancione in bianco e neroSe cercate un utero in affitto, Gujarat è il posto che fa per voi. E' una regione dell'India nota per la clinica di Akanksha gestita dalla dottoressa Nayana Patel: è sufficiente contattarla via email, mettersi d'accordo, firmare un contratto e aspettare che il nostro seme germini nell'utero di un'altra donna. Si tratta di solito di donne molto povere, a cui il compenso che viene offerto può cambiare la vita.

Di utero in affitto o maternità surrogata abbiamo già parlato su Bebeblog, a proposito di personaggi famosi come ad esempio Sarah Jessica Parker. Ora, io personalmente non riuscirei né a portare avanti una gravidanza per conto terzi né a scegliere una maternità surrogata. Tuttavia non giudico casi simili.

Qui però non parliamo di persone che affittano il loro utero perché in qualche modo credono in questa pratica. Qui parliamo di donne disperate, che non hanno di che vivere. Mi sembra una forma di schiavitù. Certo, affittare un utero è sempre più sano che vendersi un rene (e l^ succede anche questo), ma la parola sfruttamento fa da filo rosso in entrambe le situazioni.

A volte mi viene da pensare che nel mondo vi siano posti che noi non consideriamo popolati da esseri umani. E' come se la categoria "povero" privasse certe persone della loro appartenenza al genere umano e dunque possiamo usarle, per far valere i nostri diritti, per farci pubblicità e per fare cose ancora peggiori.

Via | Vanity Fair
Foto | Flickr

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