Le punizioni funzionano? Gli sculaccioni danno buoni risultati? Pare di no. Pare che entrambi i metodi diano risultati solo temporanei, ovvero: cessata la minaccia o la sculacciata, il comportamento scorretto riprende come se nulla fosse successo. Ache per i metodi più dolci, come quelli che premiano e rinforzano i comportamenti positivi è in realtà la stessa cosa. Allora perché preferirli? Perché, semplicemente, non hanno effetti collaterali.

Come spiega anche Lucia Rizzi, esperta di ADHD, sindrome da deficit d’attenzione, ma diventata famosa in Italia grazie al programma S.O.S. Tata
La punizione implica conseguenze negative (cioè “che fanno male”, botte, scottature, derisione eccetera) o la soppressione di rinforzi (negazione di un regalo, di un dolce, temporaneamente di libetà, o isolamento).

Tutto questo spinge il bambino ad allontanarsi da noi in caso di problemi, invece che a cercare aiuto e affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Con l’uso della punizione -loro impareranno solo ad evitarci: mentendo, nascondendosi, evitando di agire per essere sicuri di non sbagliare e così via. La punizione efficace è invece quella che evita di spaventare il bambino o di fargli provare odio nei nostri confronti (cosa che accade ad esempio con una punizione fisica), di trasmettere comportamenti aggressivi e soprattutto fa sì che lentamente il comportamento scorretto cessi per non ripresentarsi più.

Personalmente sono contraria a qualsiasi forma di sculaccione o scapaccione. Penso che sia una solo una specie di rivalsa dei bambini che noi siamo stati e che ora come genitori possiamo finalmente sfogarci. Inoltre, la punizione fisica si ritorce prima o poi contro di noi. Ad esempio: come spiegare al pargolo che non può picchiare i suoi compagni o anche i genitori quando è ararbbiato? Lo mandiamo in confusione dandogli uno scappellotto e dicendogli non si danno gli scappellotti.

E’ anche vero che ne ferisce più la lingua che la spada, quindi anche urlare o manifestare aggressività verbale sortisce gli stessi effetti. Dire ti voglio bene e poi sei un cretino non capisci niente, mandano in tilt chiunque, anche un adulto. Qui non si tratta di scegliere tra violenza fisica o verbale, ma di evitare entrambi i comportamenti e cercare di proporne uno che insegni ad esprimere la rabbia, ma a contenere l’aggressività, sia di genitori che di bambini. E’ più faticoso, ma nel tempo paga perchè consente di migliorare la comunicazione con i propri figli e di preparare la strada a terreni ben più impervi che toccherà percorrere ad esempio nella fase dell’adolescenza.

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