I preziosi suggerimenti di Adriana Cantisani di Sos Tata - Seconda parte

adriana cantisani 2 Ieri avete letto la prima parte di questa intervista alla Tata Adriana che ho realizzato per voi a Bimbinfiera. Nel presentarvi Adriana Cantisani, ho dimenticato di dirvi che lei è anche una mamma di due ragazzi, Alessandro e Tommaso, di 15 e 11 anni, che naturalmente hanno arricchito la sua esperienza e fatto sì che i suoi consigli nascessero anche da quanto vissuto direttamente sulla pelle. Ma ora torniamo alla nostra intervista e sentiamo cos'altro ha da dirci la Tata Adriana.

Adriana, voglio tornare sul tema delle mamme che lavorano perchè riguarda moltissime nostre lettrici e non solo, tanto che è stato creato il network di Working mothers dove le mamme che lavorano si conoscono e condividono esperienze. Dunque, venendo alla domanda, un consiglio per noi mamme/lavoratrici?

Ciò che rende tutto più complicato è il senso di colpa che ci portiamo a casa quando rientriamo dal lavoro. Spesso torniamo tardi e non ci restano che poche ore da trascorrere con i nostri figli e allora non siamo capaci di dire di no perchè l'idea di passare quel poco tempo facendo le mamme severe proprio non ci piace. Però, è sbagliato perchè il bambino si confonde. Se è stato tutto il giorno al nido dove gli è stato detto di non buttare i giochi per terra con violenza e poi quando lo fa a casa noi non lo sgridiamo per il nostro senso di colpa, il bimbo perde la bussola e non sa più che cosa è giusto e cosa è sbagliato. Perciò, pensiamo solo a cosa è giusto e se c'è bisogno di dire un no diciamolo pure. La mamma deve essere coerente e non aver paura di imporre delle regole. A volte ci vuole decisione. E ricordate che, anche se può sembrare banale, ciò che conta è la qualità del vostro tempo insieme ai vostri figli.

Ma perchè spesso i bambini fin quando stanno con la baby sitter o al nido sono educati, seguono le regole e sono tranquilli e poi, una volta a casa, diventano dei piccoli diavoletti?

Ti rispondo con una domanda: se io ti dico una cavolata tu mi mandi a quel paese?
No, magari lo penso ma visto che ci siamo appena conosciute sono diplomatica.

E se, invece, è una tua amica a dire cavolate, la mandi a quel paese o comunque glielo fai notare?
Sì, certo!

Ecco, appunto. Per i bambini è esattamente lo stesso. Si tratta di avere più o meno confidenza. Fino a quando stanno con persone estranee, anche se le conoscono e sono affezionati, loro sono sempre un po' repressi. Ma quando stanno con mamma e papà possono liberare i loro freni inibitori e fare tutto ciò che gli passa per la testa. Questo non significa che non stanno bene con le persone che si prendono cura di loro, ma solo che sentono di non poter avere la stessa confidenza. L'importante è che abbiano una valvola di sfogo.

Secondo la tua esperienza, le punizioni servono?

Se parliamo sempre della fascia d'età che va dai due ai quattro anni, la punizione serve a ben poco perchè il bambino non capisce il concetto di causa ed effetto e, quindi, neppure il senso della punizione. Meglio dire un No secco alle sue richieste assurde e mostrare una faccia di conseguenza che esprima visivamente il nostro disappunto. Piuttosto, cerchiamo di premiare i comportamenti giusti così da aiutarlo a capire meglio come agire.

Tu fai da consulente a tanti genitori sia attraverso la trasmissione televisiva che attraverso il tuo sito e su Facebook: qual è l'errore più comune, quello che commettiamo proprio tutti?

Sento dire continuamente l'espressione "mio figlio". Ci viene naturale dirlo perchè noi sentiamo davvero che questi bambini sono nostri. Ma è sbagliato. Loro sono dei bambini che abbiamo messo al mondo e il nostro compito è quello di crescerli accettando che non sono uguali a noi. Il nostro obiettivo di genitori deve essere quello di renderli autonomi e liberi. Di credere in loro e rsponsabilizzarli. Di rassicurarli senza illuderli. Il mestiere di genitore è davvero difficilissimo e non finisce mai. In bocca al lupo a tutti i lettori di Bebeblog!

Grazie, Tata Adriana!

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