L'inositolo in gravidanza, quali sono le controindicazioni e perché assumerlo


L’inositolo è un carboidrato, un tempo chiamato vitamina B7. In realtà questa definizione è considerata inesatta, perché le vitamine s’integrano con la dieta, mentre l’inositolo potrebbe essere prodotto dal corpo umano. Gli alimenti che lo contengono maggiormente sono la frutta secca, come le noci, i cerali, la carne e alcuni frutti, tipo le arance. A che cosa serve? Sono tante le funzioni, ma ultimamente si utilizza soprattutto per curare l’ovaio policistico e come integratore in gravidanza.

Per quanto riguarda la sindrome dell’ovaio, che come sappiamo è la prima causa di infertilità femminile, l’inositolo favorisce una corretta ovulazione e regolarizza il ciclo mestruale, migliora i livelli dei trigliceridi, riduce la quantità di ormoni maschili. Ci sono degli effetti collaterali? Oggi si sostiene che siano davvero minimi e soprattutto trascurabili, considerato anche gli ottimi risultati dati da questo prodotto.

L’inositolo, una molecola simile al glucosio, è importante anche in gravidanza. E spesso può essere prescritto insieme all’acido folico per ridurre le potenziali malformazioni del feto. L’assunzione di acido folico nel periodo preconcezionale e nel primo mese di gravidanza rende minimo il rischio di difetti del tubo neurale (DTN) sino al 70%. Non è tutto, secondo alcuni studi clinici questa sostanza ha effetti positivi anche per ridurre il rischio di diabete gestazionale in donne ad alto rischio.

Via| Farmacoecura; Italiasalute
Foto| Flickr

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