Ipotiroidismo in gravidanza: le linee guida, i valori di riferimento e i rischi

ipotiroidismo in gravidanza

L'ipotiroidismo in gravidanza è una condizione che si verifica a causa delle variazioni ormonali, in particolari quelli legati alla tiroide, che caratteriscono i nove mesi più belli della vita di ogni donna. Ma anche i più difficili e complicati, per i continui mutamenti che il loro corpo deve subire. L'ipotiroidismo può colpire anche donne che in precedenza non hanno mai avuto problemi con la tiroide.

Nel primo trimestre di gravidanza, la beta hCG può stimolare molto la tiroide, alterando così il TSH, con valori più alti della norma. Può essere un disturbo molto rischioso per le donne in dolce attesa, dal momento che aumenta il rischio di aborto spontaneo, di parto pretermine, di stress, di morte fetale, di distacco della placenta, di ipertensione gravidica ed emorragia postparto, oltre che rischi sul naturale sviluppo del feto.

L'ipotiroidismo in gravidanza si può verificare per diverse cause: può manifestarsi a causa di difetti della tiroide, per carenza di iodio, per difetti dell'ipofisi, dell'ipotalamo, ma in gravidanza è la tiroidite autoimmune la causa principale dell'insorgenza di questa patologia.

L'ipotiroidismo, come in tutti i casi, si manifesta con astenia, difficoltà di concetrazione, parestesie, perdita di capelli, intolleranza al freddo, pelle secca, voce un po' più rauca rispetto al solito, stipsi, riflessi osteotendinei ritardati, mixedema, macroglossia. L'ipotiroidismo si scopre tramite indagini di laboratorio ed ecografie tiroidee, oltre che allo studio attento ai vari sintomi sopra descritti. I valori che rientrano nella norma devono essere compresi tra 0.35 - 5.50, anche se è bene che non salgano troppo, anche se rientrano nella normalità.

Se scoperta in tempo, questa patologia non dà problemi alla donna in gravidanza, azzerando praticamente ogni rischio. Il medico vi somministrerà la levotiroxina o LT4, conosciuti più per il loro nome commerciale, Eutirox o Tireosint. La dose è maggiore rispetto a quella somministrata a pazienti non in dolce attesa. Ogni mese bisogna tenere sotto controllo la situazione, per monitorarla ed eventualmente regolare il dosaggio.

Via | Medicitalia

Foto | Flickr

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