Punizioni e sculaccioni, quando si possono evitare: seconda parte

Come abbiamo già detto, sia le punizioni più severe sia il rinforzo dei comportamenti positivi del pargolo sono soluzioni temporanee ovvero cessata la minaccia o il ricordo positivo della ricompensa, ecco che il bambino ricomincia ad essere pestifero. La differenza tra i due metodi è che la scelta del rinforzo non comporta gli effetti collaterali

Come abbiamo già detto, sia le punizioni più severe sia il rinforzo dei comportamenti positivi del pargolo sono soluzioni temporanee ovvero cessata la minaccia o il ricordo positivo della ricompensa, ecco che il bambino ricomincia ad essere pestifero. La differenza tra i due metodi è che la scelta del rinforzo non comporta gli effetti collaterali che invece necessariamente implicano le punizioni corporali o quelle particolarmente severe. Mi è capitato di vedere bambini al di sotto dei tre anni schermarsi con le braccia all’avvicinarsi di un adulto che li stava rimproverando. Non è una gran cosa che i piccoli arrivino a considerare pericolosi gli adulti e peggio ancora mamma e papà, che dovrebbero rappresentare il loro scudo, la loro difesa, la loro tana.

Come fare allora? Secondo Lucia Rizzi, già citata nella prima parte del post, è importante lavorare sul rinforzo fino a che il comportamento errato non scompare, ma evitando: di trasmettere comportamenti aggressivi; di generare odio verso il genitore; di portare il bambino a sfuggire in seguito la persona che lo punisce. Per prima cosa è fondamentale che in partenza vi sia un buon rapporto con il nostro bambino: lui o lei deve aver ben chiaro in mente che passare del tempo con la mamma e con il papà è piacevole e gratificante. Di fronte ad un comportamento scorretto, gli si da un avvertimento. Se il bambino continua imperterrito, senza urlare o perdere la calma, lo si porta in camera sua dicendo: quando sarai calmo verrò a prenderti. Il bambino ci mette poco a capire che comportandosi bene otterrà di nuovo le coccole della mamma. Magari ci metterà alla prova e allora dovremo lasciarlo in camera cinque minuti in più, ma alla fine cambierà atteggiamento. A questo punto è però importante che manteniamo la parola data: alla fine del time out non dobbiamo ricominciare a rimproverarlo, a dirgli hai visto? se ti comporti bene eccetera.Umiliarlo non serve, anzi è controproducente.

Idee carine, che danno un’idea pratica di come mettere in atto il rinforzo positivo sono state presentate proprio su Bebeblog, una è il calendario delle ricompense, l’altro una versione natalizia della stessa proposta, inserita nel calendario dell’avvento.

Personalmente, mi stanco davvero molto a leggere tutti i consigli che si trovano nei vari manuali per genitori di cui traboccano le librerie, a guardare i programmi tv che dovrebbero aiutarci (spesso servono solo a risollevarci perché vediamo che c’è chi sta molto peggio), a confrontarmi con altre mamme o con le nonne su dove sto sbagliando. La realtà è che siamo diventati dei genitori molto ansiosi, quasi paurosi di prendere in mano la situazione. Così c’è chi oscilla tra i vecchi metodi (se hanno funzionato con me…) e uno scorretto uso del dialogo (parlare con i piccoli come se fossero adulti). Quando si parla di buon senso nell’educazione dei figli credo si intenda dire: avere amore per i figli; stabilire una relazione con loro affettuosa e giocosa; mantenere un rapporto di autorevolezza (non autoritario) perché nessuno faccia confusione tra i ruoli; assumersi la responsabilità delle “punizioni”. Probabilmente è un argomento inesauribile in due puntate, ma conto sui vostri commenti e sugli spunti che ogni giorno mi forniscono i genitori che incontro per scriverne ancora.

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