Gli errori noi genitori, non possiamo evitarli, quasi mai. Se pensiamo di tirarcene fuori leggendo manuali a tutto andare o con ragionamenti del tipo farò/non farò come hanno fatto i miei genitori siamo sulla strada sbagliata. In fondo, però, è lecito parlare sempre e solo di errori? Spesso, infatti, si tratta semplicemente di fare i conti con la nostra fragilità di essere umani.

Diciamo la verità: solo dopo essere diventati genitori riusciamo a comprendere, anche se non necessariamente a condividere, le scelte che abbiamo subito come figli. Sentiamo anche noi quel dubbio che si fa strada mentre dobbiamo decidere per un no o per un sì o mentre stiamo tentando di immaginare e progettare il futuro dei nostri piccoli.

Gli unici veri errori, secondo me, sono il non mettersi mai in discussione e il dare per scontato che agli errori non c’è rimedio. Il primo errore lo fanno quei genitori convinti che una volta diventati adulti sono passati automaticamente dalla parte della ragione. Solitamente coltivano questo atteggiamento anche nei rapporti di lavoro e con i loro coetanei. Il secondo errore lo fanno invece i genitori insicuri, quelli convinti che con un no traumatizzeranno a vita il loro pargoletto, solo che così facendo lo trasmormano in un piccolo mostro (ogni riferimento a mio marito e mia figlia è puramente casuale).

D’altra parte è anche vero che se una volta la figura del genitore era intoccabile e non la si poteva assolutamente mettere in discussione oggi sembra invece che qualsiasi cosa facciamo sia comunque sbagliata. Sarà per questo che alla fine alcuni di noi preferiscono delegare l’educazione dei propri figli alla scuola, ai nonni, alle baby sitter, ai circoli sportivi, per non sentire il peso della responsabilità. Siamo spesso così insicuri da cercare ovunque indizi e suggerimenti utili per il mestiere di genitori: in rete, nei manuali, nei programmi televisi, nelle riviste.

Tutte questo non fa bene né a noi né a loro. Non sarebbe male, in fondo, fare un po’ di pulizia e mettere ordine in tutti i suggerimenti che ci vengono dati, gratuitamente, le informazioni che riceviamo dal mondo esterno e quelle che noi stessi andiamo a cercare o che recuperiamo dalla nostra memoria di figli insoddisfatti.

Non sarebbe male neanche scrollarsi per un po’ di dosso questa costante ansia da prestazione e passare più tempo possibile con i nostri bambini, osservandoli, cercando di conoscerli, per scoprire poi che conoscendo loro riusciamo a capire meglio anche noi stessi e il nostro coniuge. Se diamo la precedenza al canale dell’amore e della relazione diventerà poi non dico più semplice ma sicuramente meno traumatizzante assolvere anche al nostro ruolo di genitori con autorevolezza, perché da quel momento in poi quello che faremo sarà per il loro bene e non per salvarci la faccia.

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