Genitori e bambini, quanto tempo passiamo insieme?

Ultimamente ho passato molto tempo con la mia famiglia. Iniziato l'inverno, infatti, sono iniziate anche le interminabili settimane di malattie. Prima si ammala la piccola all'asilo, poi si ammala il papà, poi io che nel frattempo ho curato entrambi e quando pensavamo fosse tutto finito ecco che la peste è di nuovo a casa: laringite.

In questi giorni di scompiglio, ho riflettuto molto su quanto ultimamente si dice in giro (tv, radio, riviste, blog) sul tempo che i genitori passano con i propri bambini ovvero che non è la quantità che conta ma la qualità. Ne ero convinta anche io, ma sto cambiando idea. Ho la fortuna di non avere un lavoro fisso (economicamente non lo è, ma nella gestione della famiglia sì) e quindi posso passare con mia figlia molto più tempo rispetto alla media nazionale.

Purtroppo, spesso i genitori lavorano entrambi otto ore e a volte anche dieci, devono quindi fare di necessità virtù. Tuttavia, nei giorni liberi, come nei week end, nei ponti, nelle feste natalizie, non riescono comunque a passare del tempo con i piccoli. O i grandi sono fuori a rilassarsi (piscina, shopping) o i piccoli sono impegnati in molte attività sportive o parrocchiali.

Ci sono bambini che hanno impegni persino di domenica. Ma se il punto di partenza per un sano rapporto educativo è la relazione, quando allora questi bambini riescono a parlare con i grandi? Spesso anche la tv viene usata per colmare silenzi imbarazzanti e più questi atteggiamenti prendono piede più è difficile cambiare.

Per molti genitori stare col proprio figlio significa condividerne lo spazio, ma non basta. Occorre parlare, ascoltare, discutere se necessario. I bambini hanno bisogno di essere guardati negli occhi, toccati, di trovarsi accanto la mamma e il papà che ritagliano o appendono con loro pezzi di cartaigienica sui muri (sono le decorazioni di natale di mia figlia) e questo non per soli trenta minuti al giorno.

Perciò, se abbiamo lavori faticosi e ingombranti in termini di tempo, quando siamo a casa cerchiamo di lasciar perdere tv e giornali o partite o telefono (mia figlia mi odia dichiaratamente quando sono con lei e parlo con qualcuno). I sacrifici degli inizi sono ampiamente ricompensati successivamente: i bambini si tranquillizzano, il rapporto diventa più facile e diventa possibile anche ritagliarsi spazi personali perché a quel punto il piccolo non sarà più vorace di attenzione come nei primi tempi.

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