Bolt: una recensione a misura di bambino

Bolt, cartone Walt Disney in 3D

Ieri siamo andati al cinema con i bimbi, a vedere Bolt, di cui avevamo già parlato tempo fa: Disney ci sembrava un "marchio di fabbrica" sufficientemente affidabile, il trailer era piaciuto molto ai bimbi, era stato presentato come il film di Natale, divertente ed emozionante nello stesso tempo, e via di questo passo.

Bolt, Rhino il criceto obeso nella pallina di plastica e Mittens, la cinica e raffinata gattina randagia, sono davvero carini, il viaggio Coast-to-Coast è ormai un classico, e la morale della favola è che è più eroico essere una persona (o un cane) normale, piuttosto che un supereroe - già vista in Cars e un po' ipocrita, dal mio punto di vista. Comunque i bimbi sono stati buoni per tutto il film, il che depone sicuramente a favore della pellicola. Ma vi racconto un paio di cose che è bene sapere, prima di avventurarsi al cinema con dei bimbi piccoli.

Prima avvertenza: il film è stato realizzato per essere visto in 3D (avete presente gli occhialini che una volta facevano venire una nausea pazzesca?). La tecnica è migliorata, grazie al cielo, ma gli occhialini sono sempre lì: e sfido qualsiasi bambino al di sotto dei 5 anni a tenere su quegli aggeggi (misura unica, peraltro, vanno bene più agli adulti che ai bimbi) per tutto il tempo del film. E senza occhialini si vede tutto sfocato. Facciamo dunque attenzione, quando scegliamo il cinema: accanto al titolo troviamo una parentesi con l'indicazione che il film viene proiettato in 3D (3D).

Seconda avvertenza: la trama è troppo difficile per un bambino. Bolt inizia come una specie di The Truman Show (avete presente, il film con Jim Carrey?), in cui al povero pastore viene fatto credere che il set è la realtà e che lui è davvero un supereroe. E buona parte del film gioca proprio sulla sottile linea di confine tra realtà e finzione del set. Ho dovuto fare uno sforzo io, per capire, all'inizio. Figuriamoci spiegare a due bambini la differenza tra realtà e finzione cinematografica, tra un set cinematografico e un posto vero, e tra bambini "normali" e bambini che di lavoro fanno gli attori. Infatti quando siamo usciti, ho chiesto: "Cosa raccontava il film?" e nessuno dei due è stato in grado di darmi una risposta.

Insomma, a me sembra che Bolt ammicchi più ai grandi che ai piccoli, cerchi ispirazione più da amici e concorrenti (Pixar e Dreamworks) che nella propria identità e tradizione, ed è un vero peccato. Continueremo a consolarci con Lilli e il Vagabondo, Peter Pan, Robin Hood e tutti gli altri grandi classici, sperando che laggiù, negli studios Disney, ritrovino nel frattempo una magia più a misura di bambino.

Foto| Disneydreaming

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