Arriva dai cugini di Queerblog questa interessante notizia: in Argentina un ragazzo di sedici anni, adottato da un gay all’età di dieci anni, ha deciso di scrivere ai senatori argentini per far conoscere la propria opinione in merito alle unioni omosessuali. In Argentina, infatti, stanno ridiscutendo la legge che le regolamenta.

Su Queer trovate l’intera lettera, io ve ne riporterò uno stralcio. Mi ha colpito il tono che il ragazzo usa, gli “ah ah ah” frammisti alle sue dichiarazioni. Daniel è tranquillissimo nell’esprimere ciò che ha provato quando ha capito che i suoi genitori erano gay, le difficoltà che lui stesso ha dovuto superare prima di arrivare al cuore del problema. Mentre cercavo elementi adatti a chiarire la situazione delle adozioni gay, mi sono resa conto che ciò che davvero conta, in questa lettera, è il tono di normalità che comunica.

Eppure la storia di Daniel non ha niente di normale, visto che è cresciuto lontano dalla sua famiglia di origine, visto che hanno adottato solo il suo fratellino e non lui, visto che è stato rimandato indietro da quattro famiglie prima di trovare Louis e il suo compagno (ora ex) che gli hanno finalmente dato amore, una famiglia, un casa. Come ho più volte ribadito su Bebeblog, la questione delle adozioni gay mi incuriosisce e mi porta a voler conoscere meglio una realtà fino ad ora molto lontana dalla mia. Spero che la lettera di Daniel aiuti anche voi ad aggiungere altri elementi alla vostra riflessione in merito all’argomento.

I miei genitori biologici erano eterosessuali e, per le circostanze della vita, il mio fratellino e io siamo andati a finire in un orfanotrofio (non mi va di spiegarne le ragioni).

Per quattro volte, famiglie eterosessuali hanno provato ad adottarmi per poi rispedirmi all’orfanotrofio, perché dicevano che ero irrequieto; una volta mi hanno portato indietro perché avevo dato troppo cibo ai pesciolini fino a farli morire. Delle altre volte ricordo poco, dal momento che avevo più o meno otto anni.

Non voglio dire che tutti gli eterosessuali siano cattivi: io sono eterosessuale, mi piacciono le ragazze e sono una buona persona.

Quando avevo dieci anni si è presentato all’orfanotrofio Luigi, padre della mia anima, come diciamo noi. Il giudice mi disse: “Dani, c’è un single che ha un grande cane che si chiama Carolo e vuole adottarti”. Io non riuscivo a crederci: c’era una nuova speranza per me che pensavo di rimanere nell’orfanotrofio al pari di molti altri ragazzi grandi. Il mio fratellino era stato adottato perché piccolino: lui sì che aveva avuto fortuna… Io ero grande, perché nessuno mi voleva? Tutte le notti me lo chiedevo, fino ad addormentarmi senza trovare risposta…

Fu così che venni a Buenos Aires. Gli inizi non furono facili. Luis è un architetto e la casa è quasi sempre un caos: sempre modifica qualcosa, non si riposa mai… ah, ah, ah. Luis è un bel rompino: tutto il giorno mi chiede: “Hai studiato? Ti sei lavato? Hai lavato i denti?” “Uffa – rispondo – mi sono stufato…!” Però, quando la sera vado a dormire, lui sempre viene a rimboccarmi le coperte e a darmi un bacio sulla fronte… proprio cattivo, vero? Ah, ah, ah

Passato un po’ di tempo mi feci coraggio e parlai con il mio vecchio dell’omosessualità: all’inizio non mi piaceva, perché non lo capivo. Anche a voi deve succedere lo stesso, no? Voi capite con il cuore che significa essere gay?

Foto | Flickr

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