Una bimba di cinque anni è annegata nel pomeriggio di ieri a Sabaudia. Normalmente non mi occupo di cronaca e infatti non vi darò i dettagli della storia, non mi sembra corretto né utile, perciò vi rimando all’articolo di La Repubblica. Vi cito questa storia perché nel trafiletto si legge che la bambina si era allontanata in un momento di distrazione dei genitori.

Sulle prime ho pensato subito alla bimba morta l’altro ieri perché si è tirata addosso il televisore, ma subito dopo mi sono resa conto di quanto sia pesante, per un genitore, dover sostenere un costante e altissimo livello di attenzione verso i propri bambini.

Ho sempre voluto pensare che tenendo gli occhi ben aperti e non perdendo mai di vista la mia piccola non le sarebbe successo mai niente di male. Onestamente, però, non posso credere che in casi come questo si possa sempre imputare tutto alla mamma e al papà. Abbiamo forse dimenticato il concetto di “fatalità”, nel senso che qualcosa sfugge sempre al nostro controllo. In una società che vive di deliri di onnipotenza è davvero difficile accettarlo.

Però è anche vero che siamo molto contraddittori come esseri umani: così come ci carichiamo di tutte le colpe del mondo, pretendendo da noi stessi i ritmi di un robot, non sempre ci comportiamo di conseguenza. Davvero è colpa della nebbia se ci si tampona tutti? O non c’erano le distanze di sicurezza e si andava troppo forte quel giorno? Davvero è una fatalità se correndo in moto a duecento all’ora ci schiantiamo e perdiamo la vita?

Ritorno al discorso dei genitori: come vi regolate con i vostri bambini? Che soglia di attenzione avete nei loro confronti? Credete sia possibile controllare tutto e tutto prevedere e farlo senza eccessive ansie, solo con la consapevolezza che è quello il ruolo cui la maternità e la paternità ci hanno chiamati?

Foto | Flickr

Iscriviti alla nostra newsletter
I video di Pinkblog Guarda di più

Il vero robot di Gundam si muove

Altro su Cronaca Leggi tutto