Bambini che non mangiano: è davvero un problema?

Un bambino che non mangia preoccupa sempre noi mamme. Se poi il periodo di inappetenza si accompagna ad un freno nella crescita cominciamo ad agitarci. Non parliamo qui di un bambino con gusti difficili, ma proprio di quantità del cibo ingerito. Vediamo i figli degli amici che mangiano primo secondo e frutta e il nostro pargolo che invece dopo due soli cucchiaini di minestra lascia perdere tutto.

Allora, dopo esserci impegnati per fornirgli un'alimentazione sana, come gli omogeneizzati fatti in casa diventiamo disposti a dar loro qualsiasi cosa pur di vederli con del cibo in bocca, ma i risutati di questo genere di dieta, a dirla tutta, non sono grandiosi.

Altri genitori provano le maniere forti, diventano assilanti. In questo modo il cibo dall'essere nutrimento diventa terreno di scontro e momento di difficoltà per il bambino, che corre il rischio di sviluppare problemi alimentari. Teniamo inoltre presente che è importante evitare forzature anche perché solo così possiamo insegnare ai bambini a riconoscere i messaggi del proprio corpo. Come comportarsi allora?

Mia figlia, da quando è cominciato lo svezzamento, ha sempre mangiato poco e non è solo una mia impressione. Persino le maestre del nido l'hanno osservata un po' prima di accorgersi che era tutto ok. La pediatra mi ha sempre tranquillizzata perché la piccola peste ingurgitava comunque un litro di latte al giorno. Ma anche quando questo non accadeva mi sentivo abbastanza tranquilla.

Mi sono sempre chiesta infatti: Corre? Salta? Sta bene? All'asilo svolge le normali attività (era sempre strapiena di energie)? Cresce? Se la risposta è sì a tutte queste domande allora vuol dire che sta assumendo le calorie che le servono. Puntualizzo una cosa rispetto al peso: la mia pediatra mi ha detto che è normale che ci siano periodi di inappetenza e di non crescita. L'importante è che il bambino, in condizioni di normalità (non parliamo di momenti di malattia) non perda peso.

A volte, con pochi semplici accorgimenti, potremo magari portare un bambino pigro ad accostarsi al cibo o ad assaggiare cibo che non gli piace. L'importante, per il suo stesso bene, è non forzarlo e fargli vivere il momento dello stare a tavola come piacevole e divertente.

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