Come educare il bambino secondo Leo Buscaglia. Seconda parte, le emozioni e l'amore di sé.

Fotomontaggio di donna che si da un bacioLeo Buscaglia ci pone, come genitori, di fronte a considerazioni inusuali, a domande che non ci aspettiamo qualcuno possa farci. Per essere dei buoni genitori, per trasmettere ai nostri figli amore e serenità, per riempirli di autostima, dobbiamo prima provare noi stessi questi sentimenti. Non possiamo dare loro ciò che noi non abbiamo. Ecco perché per diventare buoni educatori e buoni genitori dobbiamo farci qualche domanda: sono felice? Sono me stesso? Mi sento realizzato? Mi sento amato?

I figli sono una grande opportunità per mettere mano anche alla nostra vita e darle una svolta. Magari i nostri genitori non ci hanno insegnato a sorridere, a giocare, a vivere prescindendo dal parere degli altri. Se vogliamo trasmettere, però, tutto questo ai nostri figli è arrivato il momento di imparare a giocare, a sorridere, a vivere.

Spesso commettiamo l’errore di credere che un genitore per essere autorevole, per essere un vero adulto di riferimento, non debba prodursi in smancerie, baci e abbracci ma piuttosto in espressioni seriose e imponendo al piccolo il contenimento delle proprie emozioni.

Un genitore autorevole, invece, è proprio colui che non si vergogna di amare il proprio bambino e che gli trasmette l’idea che le emozioni sono belle e sane, anche quando sono caotiche. Ci sono genitori che limitano le dimostrazioni di affetto, che dicono “ormai sei grande per salirmi in braccio/per piangere/per saltare”.

In realtà anche noi vorremmo poter fare tutto questo. Certo, non possiamo più saltare in braccio, chessò, ai nostri amici, ma possiamo abbracciarli, dare una pacca sulla spalla, fare un regalo inaspettato, chiedere aiuto e piangere se stiamo male.

Io sto cercando, nel mio piccolo, di fare questo percorso. Ho imparato a dire ad alta voce, alla mia bambina, ti voglio bene e sono fiera di te. Mi sono commossa quando molti mesi dopo è stata lei a ricambiare. Sentirsi dire da un soldo di cacio: mamma, che buon pranzo, sono fiera di te non ha prezzo, come direbbero in pubblicità.

Foto | Flickr

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