Su Repubblica.it mi sono ritrovata davanti un servizio fotografico sui bambini cinesi costretti, sin dai 4 anni, a tutta una serie di privazioni ed allenamenti per poter raggiungere strabilianti risultati e portare a casa successo e soldi. Questi bambini non possono giocare, perché devono vivere in funzione degli obiettivi stabiliti dai loro genitori ed allenatori. Aberrante, ovviamente.

Fatte le dovute differenze, ho cominciato a pensare ad alcuni bambini italiani, costretti a fare due sport a settimana, più il corso di musica, più le ripetizioni, quando va bene. Altri vengono instradati nel percorso che li porterà verso il mondo di Amici, Uomini e Donne, Grande Fratello. Che le vessazioni siano fisiche o psicologiche, il risultato finale, distruttivo, sarà il medesimo.

Per ironia della sorte, molti di questi genitori opprimenti sono stati a loro volta oppressi da bambini e hanno dimenticato, forse per poter sopravvivere, quanto sia duro “dare soddisfazione” ai propri genitori e rispondere sempre in pieno alle loro aspettative invece del sentirsi “semplicemente” amati.

Foto | Flickr

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