Rubrica Parenting Blogs: intervista all' autrice di Piattini Cinesi



Piattini Cinesi è molto probabilmente uno dei primi blog scritti da mamme che mi è capitato di leggere. Sto parlando di un bel po' di anni fa, prima del florilegio di siti dedicati alla maternità e alle sue gioie e dolori.

Ora piattini Cinesi è un sito molto articolato, con tante sezioni mirate a soddisfare gli appetiti pedagogici più esigenti; in questa pagina potete avere interessanti delucidazioni sugli albori di questo progetto e sulle esigenze da cui è scaturito, in fondo fa sempre piacere sentire il racconto di come nasce una cosa, vero?

Anna, l'autrice, è una specie di acrobata del quotidiano, come suggerisce il nome geniale che ha dato al suo sito, e tra le cose belle che ha fatto, non posso fare a meno di citare il libro Amelia e zio gatto - indagine alla PMI: lo sto leggendo ai miei figli e insieme ci facciamo un sacco di risate, il che, si sa, è sempre molto molto educativo. Buona lettura!

1.Essere mamma nel 2010: come vedi il rapporto tra le mamme e internet?
Mi sembra che in Italia Internet stia dando alle donne che hanno dei figli diverse possibilità. Prima di tutto quella di informarsi attraverso canali diversi da quelli dei media tradizionali (televisione, giornali o riviste) sugli argomenti che le interessano, che siano i giochi per i bambini, l’educazione, la maternità in generale o anche il tempo libero, stili di vita alternativi, e così via, dando loro l’opportunità di entrare in relazione e confrontarsi con persone e ambienti diversi. Ovviamente, come tutte le possibilità, bisogna vedere come è sfruttata. Non basta aprire una finestra per scoprire un nuovo panorama, bisogna anche saperlo vedere e avere voglia di esplorarlo.

2. Dove trovi il tempo per essere mamma, lavoratrice e anche blogger?
Chi ha detto che lo trovo? Magari! La verità è che a volte si ha l’energia per fare tutto, a volte quella di fare una sola cosa o addirittura niente. Sicuramente la passione per il proprio lavoro, per i propri interessi e per i propri figli è fondamentale, insieme alla costanza e a molta tenacia. La tentazione di mollare tutto, di dire “chi me lo fa fare”, è sempre in agguato. Bisogna fare i conti con i propri limiti, giocare d’equilibrio (non a caso il mio blog si chiama piattinicinesi) ma anche provare a cercare dentro di sé le risorse necessarie. Ne abbiamo sempre più di quanto non pensiamo.

3. Qual'è l'aneddoto più strano/divertente che ti è capitato con il tuo pubblico?
Il fatto che sia letta da molti ex-colleghi, e anche da molti colleghi di mio marito. E’ una cosa che mi fa sempre molto divertire.

4. Quali sono i tre blog migliori in Italia e perchè?
Non credo di essere nella posizione di dire quali sono i blog migliori in assoluto. So che a me piace molto visitarne alcuni perché vi trovo spesso delle ispirazioni interessanti. In particolare Il mestiere di scrivere, il blog di Giovanna Cosenza, e Nuovo e utile, che non è un blog ma a me piace moltissimo perché parla di creatività, e quindi del mio pane quotidiano.

5. Cosa significa essere buoni genitori? O meglio: quando un uomo è un buon papà e quando una donna è una buona mamma?
Credo che per essere dei buoni genitori sia necessario prima di tutto essere delle persone che abbiano fatto un percorso di crescita personale. Due adulti che però non abbiano perso la memoria di quello che vuol dire essere un bambino, o un adolescente. Detto questo, non bisogna pensare che un buon genitore faccia un figlio perfetto. Crescere è un’avventura piena di incognite.

6. Secondo te, alla luce delle ultime tendenze sociali, esiste la figura del mammo?
Al di là delle definizioni da rotocalco, che lasciano il tempo che trovano, direi che sicuramente stiamo assistendo (per fortuna) a un progressivo superamento dei ruoli canonici, secondo i quali la mamma si occupa dell’affettività e il papà del sociale. I nuovi papà cambiano i pannolini e fanno le coccole, ma non solo. Spesso sono più consapevoli del fatto che sia necessario conciliare le relazioni con la vita lavorativa, organizzare il tempo in funzione di una vita familiare e affettiva più ricca e intensa. Mi auguro che sia l’inizio di un cambio di paradigma culturale. E come tutti i cambiamenti culturali anche questo può e deve portare qualche scossone.

7. Quali sono i consigli fondamentali che ti senti di proporre a una neomamma?
Il primo è sicuramente quello di non farsi troppo influenzare dagli altri. Un figlio non è un bambolotto né il capitolo di un manuale di perfezione. Ogni bambino quando nasce ha una sua personalità, che cresce e si sviluppa in un contesto complesso, fatto di genitori, parenti, fratelli e ambiente sociale. Ognuno deve trovare la propria strada per creare delle relazioni e dei modelli educativi che rispondano al proprio carattere, ai propri valori. E’ faticoso ma è anche molto bello, perché è un lavoro di scoperta. Ci si mette davvero in gioco.

8. Parliamo di tempo di qualità: quanto dovrebbe essere nel quotidiano? E tu in che modo lo vivi?
Il tempo di qualità per me è un tempo in cui le relazioni sono intense. In cui ci si ascolta e si è presenti sul serio con gli altri. Personalmente ho avuto sia l’esperienza di essere mamma lavoratrice molto full time, disoccupata e free lance. In tutti e tre i casi il tempo di qualità bisogna crearlo e strapparlo al resto con le unghie e con i denti. Non basta dire sto a casa, perché a casa ci sono sempre moltissime cose da fare, che vanno dalla cura quotidiana alle preoccupazioni che ci tengono lontani con la testa. Certo, lavorando come free lance adesso ho un tempo molto fluido, per cui posso essere presente quando i miei figli lo richiedono (magari cinque minuti, ma quei cinque minuti fondamentali in quel preciso momento).

9. Che cosa ti aspetti da un figlio?
Forse sarebbe meglio dire cosa spero per un figlio. Spero che trovi la sua strada, che sia contento di sé, abbia il coraggio di esprimere desideri e la forza di realizzarli.

10. Quali sono gli stereotipi più comuni sulla maternità? E che cosa ci si aspetta, secondo te, da una mamma oggi?
In Italia purtroppo la madre è sempre sopra un piedistallo, e la donna sotto. Mi piacerebbe che si cominciasse a parlare di ruoli e figure genitoriali, che è un concetto nel quale mi riconosco di più. Per il resto sono refrattaria agli stereotipi in qualunque campo.

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